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Lo spazio dell’agenda urbana europea nella politica di coesione 2021-2027

“Sembrava che Roma fosse stata evacuata per un virus, gli alieni. Il raccordo anulare era desolato fino all’orizzonte”
NICCOLO’ AMMANNITI – La medicina del momento (racconto tratto da “Il momento è delicato”, 2012)

Con l’approvazione del “patto di Amsterdam” (30 maggio 2016), le Istituzioni europee hanno decisamente intrapreso la via di elevare le politiche per le aree urbane ad autentica politica comune dell’UE. Già a partire dal Consiglio Europeo di giugno 2016, infatti, è stata approvata la “agenda urbana europea” (si veda il portale ‘Urban Agenda for the EU’). [1]
La c.d. “agenda urbana”, non a caso, continuerà ad essere un autentico caposaldo anche della politica di coesione post 2020, in particolare degli interventi cofinanziati dal FESR. [2]

Questo risulta evidente dalla lettura congiunta della proposta di regolamento generale sulla politica di coesione 2021 – 2027 e di quella inerente al nuovo regolamento sul FESR (che disciplina anche il Fondo di Coesione). [3]. In particolare, preme evidenziare tre aspetti:
• la nuova politica di coesione si fonderà su quattro Obiettivi Strategici “verticali” e un quinto Obiettivo Strategico trasversale così denominato: “un’Europa più vicina ai cittadini, promuovendo lo sviluppo integrato di aree urbane, aree costali e delle iniziative di sviluppo”. [4] In questo obiettivo trasversale si possono rintracciare evidenti indizi di una chiara intenzione – condivisibile – del legislatore europeo di rilanciare l’approccio place-based delle politiche strutturali e le strategie di sviluppo integrato dei territori informate a logiche bottom up; [5]
• la proposta di regolamento sul FESR 2021-2027, a fianco di questo Obiettivo Strategico trasversale, colloca i due seguenti obiettivi specifici: (i) “promuovere lo sviluppo ambientale, economico e sociale integrato, il patrimonio culturale e la sicurezza nelle aree urbane”; (ii) “promuovere lo sviluppo sociale, economico e ambientale integrato a livello locale, il patrimonio culturale e la sicurezza, anche per le aree rurali e costiere, tra l’altro mediante iniziative di sviluppo locale di tipo partecipativo” (v. art. 2). Inoltre, stabilisce che l’iniziativa sperimentale “Urban Innovative Actions” (UIA) della programmazione in corso (introdotta dall’art. 8 del regolamento attualmente vigente sul FESR) verrà rafforzata nell’ambito della c.d. Iniziativa Urbana Europea (si veda l’art. 10); [6]
• viene confermata la previsione di una riserva nell’allocazione delle risorse del FESR per le strategie di sviluppo territoriale integrate (si veda l’art. 9). [7]

Immagine ex Pixabay

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L’agenda urbana, pertanto, nella nuova programmazione dei Fondi Strutturali avrà un ruolo ancora più rilevante.
Inoltre, dei progetti innovativi per rafforzare l’efficienza delle città e la loro sostenibilità economica, sociale e ambientale potranno essere finanziati anche con altri strumenti di finanziamento del Quadro Finanziario Pluriennale dell’UE per il periodo 2021-2027. Come ho rimarcato in precedenti post, infatti, non è affatto corretto circoscrivere le possibili fonti di finanziamento di tali progetti ai soli Fondi Strutturali e di Investimento Europeo (Fondi SIE). Anzi, i progetti più innovativi possono trovare una sponda di finanziamento particolarmente feconda fra i fondi “a gestione diretta” (quali, nell’ambito del Quadro Finanziario Pluriennale 2014-2020, Horizon 2020, LIFE, e la sezione Progress di Employment and Social Innovation – EaSI). [8]
Nei prossimi post, quindi, cercherò di presentare meglio il novero di possibili strumenti di finanziamento dell’UE che possono sostenere le agende urbane sostenibili, facendo riferimento, nei limiti del possibile, anche ad alcuni strumenti innovativi inseriti nel Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027.

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[1] Il Consiglio informale dei Ministri dei Paesi dell’UE responsabili per le questioni regionali e urbane sulla c.d. “agenda urbana europea” (tenutosi ad Amsterdam il 30 maggio 2016) aveva stabilito che l’agenda urbana europea avrebbe dovuto essere portata avanti sulla base di 12 partenariati che si occuperanno di altrettante aree tematiche prioritarie per lo sviluppo delle città, ossia: 1) integrazione dei migranti e dei rifugiati, 2) qualità dell’aria, 3) povertà urbana, 4) alloggi, 5) economia circolare, 6) posti di lavoro e competenze professionali nell’economia locale, 7) adattamento ai cambiamenti climatici, 8) transizione energetica, 9) uso sostenibile del territorio e soluzioni fondate sulla natura, 10) mobilità urbana, 11) transizione digitale, 12) appalti pubblici innovativi e responsabili.
[2] Si consultino la Comunicazione COM (2018) 375 della Commissione che propone una disciplina comune per sette diversi fondi della programmazione 2021-2027 (più o meno riconducibili alla politica di coesione della UE), fra cui il FESR e il FSE e la Comunicazione COM (2018) 372 della Commissione che reca la proposta inerente al FESR e al Fondo di Coesione.
Per una valutazione critica delle proposte di regolamento della Commissione si veda: Bonetti A., Riflessioni preliminari sull’architettura strategica dei Fondi Strutturali nella programmazione 2021-2027, Centro Studi Funds for Reforms Lab, Settembre 2018.
[3] L’agenda urbana è anche richiamata nei considerando 25 e 26, dove si parla espressamente di framework generale dello “sviluppo urbano sostenibile”.
[4] I quattro Obiettivi Strategici (“policy objectives”) “verticali” di cui all’art. 4 della proposta di regolamento generale sono:
• un’Europa “più intelligente”, promuovendo innovative/intelligenti trasformazioni economiche;
• un’Europa “più verde” e caratterizzata da una economia “low carbon”;
• un’Europa “più connessa”, rafforzando la mobilità e la connettività digitale;
• un’Europa “più sociale”, implementando il Pilastro europeo dei diritti sociali.
[5] Va anche aggiunto che l’attenzione per le strategie di sviluppo territoriale integrato viene confermata formalmente, ma, nei fatti, l’integrazione degli interventi rischia di essere eccessivamente concentrata su città grandi e medie (penalizzando le esigenze di sviluppo dei centri urbani più piccoli e delle zone rurali).

[6] Nella programmazione in corso la Urban Innovative Actions (UIA) viene gestita direttamente dalla Commissione Europea e fa riferimento alle 12 aree tematiche prioritarie dell’agenda urbana europea definite dal “patto di Amsterdam”.
[7] Preme evidenziare che il regolamento attualmente vigente prevede una riserva del 5% delle risorse del FESR a livello nazionale da destinare alle sole strategie di sviluppo urbano sostenibile. Invece, la nuova proposta di regolamento se, da un lato, eleva questa riserva al 6%, dall’altra sembrerebbe ampliare il ventaglio delle destinazioni d’uso a tutte le forme di aree ammissibili a contributo per la realizzazione di strategie di sviluppo territoriale integrato. Questo aspetto andrà capito meglio via via che avanzerà il negoziato sui fondi post 2020.
[8] Questo breve articolo è stato elaborato nell’ambito del progetto di ricerca del Centro Studi Funds for Reforms Lab “La politica regionale dell’UE post 2020”.
Farò cenno ai “nuovi” Fondi Strutturali 2021-2027 anche nell’ambito del corso del CEIDA “Programmazione, gestione e valutazione dei finanziamenti dell’UE per le Smart Cities” (Roma, 13 e 14 novembre p.v.), corso che snodandosi su circa 13 ore di attività di docenza, presenta i molteplici fondi europei potenzialmente disponibili per attuare il paradigma “smart cities”.

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