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Progetti di sostegno alla creazione di impresa per minori stranieri non accompagnati. Note a margine del bando 2018 “Never Alone”

Beyond the horizon of the place we lived when we were young in a world of magnets and miracles.
Our thoughts strayed constantly and without boundary. The ringing of the division bell had begun.
HIGH HOPES – Pink Floyd, The division bell (1994), Track #11

E’ stato recentemente pubblicato il Bando 2018 “Verso l’autonomia di vita dei minori e giovani stranieri che arrivano in Italia soli”. Come si legge sul portale della Fondazione Con il Sud, questo bando “rappresenta la seconda iniziativa realizzata nell’ambito di Never Alone, per un domani possibile’ e si propone di promuovere interventi multidimensionali di accompagnamento all’autonomia lavorativa e di vita di ragazze e ragazzi di età compresa tra i 15 e i 21 anni arrivati in Italia come minori stranieri non accompagnati”. [1]

Immagine ex Pixabay

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Il bando è rivolto a “ragazze e ragazzi di età compresa tra i 15 e i 21 anni, minori stranieri non accompagnati e neomaggiorenni, purché giunti in Italia come minori stranieri non accompagnati” (“beneficiari”).
Una quota molto elevata dei minori stranieri non accompagnati, specialmente le ragazze, non studia e non lavora. Il bando, quindi, intende sostenere “l’avvio di percorsi finalizzati al raggiungimento e al mantenimento di un’autonomia lavorativa e di vita, sempre mettendo al centro il percorso migratorio del giovane, le sue necessità, potenzialità e aspirazioni”. A tal fine, finanzia:
• percorsi di accompagnamento al lavoro;
• percorsi di accompagnamento all’inclusione sociale e relazionale.

A mio modesto avviso, considerando la gravità della problematica occupazionale fra i giovani, questo bando è l’occasione giusta per avviare una riflessione sull’auto-impiego come possibile soluzione della problematica occupazionale anche per quei giovani – quali appunti i minori stranieri non accompagnati – che, per vari motivi, potrebbero oggettivamente avere maggiori difficoltà ad avviare e gestire nuove imprese e/o a trovare altro impiego permanente di altri loro coetanei.
Il bando, ovviamente, è anche una occasione propizia per i soggetti eleggibili (organizzazioni non profit in partenariato con Enti Locali) per avviare progetti pilota che cerchino di favorire l’inserimento socio-lavorativo dei beneficiari attraverso percorsi di sostegno alla creazione di impresa.

Tali progetti pilota si potrebbero articolare in sei fasi (o, se si preferisce, sei Work Packages):
Fase 1: Counselling e formazione generale.
Fase 2: Educazione all’imprenditorialità.
Fase 3: Selezione dei potenziali migranti imprenditori.
Fase 4: Formazione professionalizzante (elementi di base di diritto di impresa, marketing e contabilità).
Fase 5: Mentoring per quei giovani migranti maggiormente orientati ad avviare delle imprese.
Fase 6: Assistenza legale e fiscale per lo startup di impresa per almeno tre beneficiari che avranno avanzato le proposte imprenditoriali più promettenti (premio che in gergo viene chiamato “startup cup”).

A questi Work Packages verticali sarebbe opportuno affiancarne due orizzontali, ossia: (i) insegnamento della lingua italiana e di elementi di base di diritto a favore dei giovani non accompagnati; (ii) potenziamento della collaborazione e dello scambio di buone pratiche fra Enti Locali ed organizzazioni senza scopo di lucro in prima linea nella gestione dei problemi dei migranti (in primis i giovani non accompagnati).

In relazione a questa proposta, preme evidenziare tre aspetti che la qualificano meglio:
• la gravità della problematica occupazionale in tutta Europa è tale che l’opzione per i giovani di “crearsi un lavoro” tramite l’auto-impiego è proposta anche dalla stessa Commissione Europea come possibile soluzione anche per giovani in particolari condizioni di svantaggio sociale e migranti (di qualsiasi età). Negli ultimi anni, diversi avvisi di finanziamento della Commissione hanno sostenuto la sperimentazione di percorsi di accompagnamento alla creazione di impresa per migranti economici e rifugiati; [2]
• a livello internazionale vi è crescente contezza dell’importanza dei percorsi di “educazione all’imprenditorialità” non per motivare i giovani a fare impresa (è così che molti non addetti ai lavori intendono, in modo errato, questi progetti), ma per migliorare la capacità dei giovani di assumersi delle responsabilità di rilievo, di affrontare decisioni complesse e di sviluppare una mentalità pro-attiva ed aperta al rischio. Questi effetti trasversali dei percorsi di educazione all’imprenditorialità sono particolarmente importanti per giovani – quali i minori non accompagnati – a forte rischio di disagio e devianza sociale. Di qui la necessità di dedicare un intero Work Package del progetto pilota all’educazione all’imprenditorialità; [3]
• nell’ambito di questo progetto – un autentico percorso assistito di creazione di impresa – sarebbe opportuno che venisse adottato un approccio alla definizione e all’avvio di nuove imprese commerciali ancora non abbastanza conosciuto (o applicato) in Italia. Tale approccio, denominato “lean start-up” approach (o anche “lean data driven start-up” approach), è stato sviluppato dall’imprenditore seriale californiano Steve Blank (2005, 2013) e muove dalla convinzione che la creazione di impresa non è un processo blueprint (ingessato nel “business plan”), ma è il portato di un processo sperimentale di tentativi ed errori, incentrato sul ciclo di validazione “build-measure-learn dell’idea commerciale (del prodotto/servizio) inizialmente congegnata dal neo-imprenditore. [4]

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[1] Il bando è finanziato da 9 Fondazioni italiane e non solo dalla Fondazione Con il Sud. Il bando, pertanto, non ha limitazioni territoriali (come nel caso di altri gestiti dalla Fondazione Con il Sud). I soggetti ammissibili a beneficio sono partenariati pubblico-privati, composti da almeno tre soggetti senza scopo di lucro aventi una comprovata esperienza in materia di accoglienza e inclusione di minori e/o di migranti/richiedenti asilo.

[2] Le due call for proposal più rilevanti che hanno dato il via alla sperimentazione di siffatti percorsi sono state lanciate nell’autunno del 2016:
• la call “Entrepreneurship capacity building for young migrants” (Call 225-G-GRO-PPA-16-9233) che la DG Mercato Interno, industria, imprenditoria e PMI (DG Grow) aveva lanciato come progetto pilota, venendo così incontro a una esplicita richiesta esplicita dal Parlamento Europeo;
• la call “Migrants Entrepreneurship Support Schemes (COS-MigrantsENT-2016-4-02) gestita dall’agenzia esecutiva EASME della Commissione, per conto sempre della Direzione Generale Grow. La call era finanziata dal principale strumento dell’UE per il sostegno alla creazione di impresa e alla competitività delle imprese, ossia COSME (Competitiveness of SMEs).

[3] Nell’ambito delle classi scolastiche si organizzano dei veri giochi di ruolo: quello che una volta era il “capo-classe” viene eletto, in questi progetti, amministratore delegato di una ipotetica impresa commerciale della classe e così via. Si tratta di esperienze che aiutano tantissimo la crescita in tutti i sensi dei ragazzi che vengono coinvolti e, in genere, hanno degli impatti positivi sul rendimento scolastico dei partecipanti. Questo proprio per il fatto che i ragazzi acquisiscono motivazioni, fiducia in se stessi e maggiore senso di responsabilità.
[4] Cfr. Blank S. (2005), The four steps to the Epiphany. Successful strategies for products that win, San Francisco K&S Ranch Press; Blank S. (2013), Why the Lean Start-Up changes everything, in “Harvard Business Review”, May

 

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