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Progetti per le smart cities: un aggiornamento sui fondi europei 2014-2020 disponibili

“E andiamo a Genova coi suoi svincoli micidiali, o a Milano con i suoi terroni settentrionali,
oppure a Modena coi suoi motori fenomenali, o a Bologna, Bologna coi suoi orchestrali”
Francesco De Gregori – Viaggi e Miraggi (“Canzoni d’amore”, 1992, Track #3)

La c.d. “agenda urbana europea”, come discusso nell’ultimo post “Lo spazio dell’agenda urbana europea nella politica di coesione 2021-2027”, continuerà ad essere un autentico caposaldo della politica di coesione post 2020, in particolare degli interventi cofinanziati dal FESR.
Sempre nel precedente post ho già accennato che il bilancio europeo annovera molteplici altre fonti di finanziamento, oltre ai Fondi Strutturali, per implementare il paradigma “smart cities.
Recentemente, dopo aver un po’ esaminato le proposte di regolamento della Commissione sui Fondi europei post 2020, ho riordinato il mio prospetto di riferimento sui canali di finanziamento europei di progetti di sviluppo urbano sostenibile sulla scorta dell’approccio della multinazionale Ericsson alla modellizzazione delle “smart cities. Il framework di analisi della Ericsson si basa su due pilastri:
• l’approccio “triple bottom line” (TBL) alla definizione della “sostenibilità” delle “smart cities”, per cui le città debbono essere sostenibili a livello economico, sociale ed ambientale (la sostenibilità viene rilevata tramite 8 categorie analitiche – e relative variabili – e 23 proxy);
la definizione della “maturità digitale” (ICT) delle “smart cities. La “maturità digitale” viene definita tramite tre sub-dimensioni – infrastrutture digitali, accessibilità tecnologica ed economica, facilità di uso – che vengono valutate attraverso 7 categorie analitiche/ variabili e 18 proxy (v. Grafico 1). [1]

Graf. 1 – Le dimensioni delle “smart cities” nell’approccio della Ericsson

Se si considerano congiuntamente le tre dimensioni della sostenibilità di una “città intelligente”, come da pilastro “triple bottom line” di questo approccio, e la dimensione “maturità digitale” si possono riordinare i vari strumenti di finanziamento dell’UE fra le citate quattro “dimensioni”.
Questa prima classificazione dei fondi europei per le “smart cities” può essere raffinata considerando le principali modalità di gestione di tali fondi:
• “gestione diretta”;
• “gestione concorrente”;
• “gestione mista”. [2]
Prendendo in considerazione, fra le principali tipologie di spesa dei fondi europei, solo le sovvenzioni e raggruppandole in tre cluster, secondo le modalità di gestione appena richiamate, si ottiene una matrice 4×3 dei canali di finanziamento europei di progetti di sviluppo urbano sostenibile. Tale matrice non viene riportata per motivi di spazio e qui si riporta solo la distribuzione per dimensione delle “smart cities” dei fondi “a gestione diretta” (v. Grafico 2). [3] [4]

Graf. 2 – Fondi dell’UE “a gestione diretta” per implementare il paradigma “smart cities

Una siffatta matrice fornisce una utile “mappatura” delle sovvenzioni europee pertinenti, ma è uno strumento di lavoro incompleto per due motivi:
• non tiene conto dell’importanza potenziale per il finanziamento di progetti nelle aree urbane di alcuni strumenti di ingegneria finanziaria (SIF) dell’UE, che vengono riportati nel Grafico 3, fra i quali va inclusa anche la policy window (sezione) “Infrastructure and Innovation Window” del Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici (FEIS); [5]
• non fornisce un quadro dettagliato sulle molteplici linee di finanziamento riconducibili ai Fondi Strutturali, che sarà oggetto di un successivo post. [6]

Graf. 3 – Strumenti di Ingegneria Finanziaria (SIF) per implementare il paradigma “smart cities

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Immagine ex Pixabay

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[1] Negli anni più recenti molteplici istituti di ricerca e consulting internazionali (fra cui Ernst & Young e KPMG) hanno tentato di definire un approccio olistico alla modellizzazione delle “smart cities” e disegni di valutazione multi-dimensionali della loro performance. A mio modesto avviso molti di questi sono eccessivamente sbilanciati sulla dimensione “tecnologica/digitale” delle “smart cities”, mentre invece l’approccio della Ericsson è sia sufficientemente semplice, sia ben bilanciato fra dimensione digitale e dimensione socio-economica.
Per una più ampia presentazione dell’approccio della Ericsson si possono consultare i seguenti documenti:
Networked Society City Index 2014;
Laying the foundations for a smart, sustainable city, Ericsson White Paper, January 2016.
[2] Fra i fondi “a gestione mista” si possono annoverare il Fondo Asilo, Migrazioni e Integrazione (FAMI), il Fondo Europeo di Aiuti per gli Indigenti (più spesso indicato come FEAD, dal nome in Inglese “Fund for the European Aid to the most Deprived”) e le Iniziative di Programmazione Congiunta per la ricerca europea – Joint Programming Initiatives – che sono incardinate nel Programma Quadro Horizon 2020, ma seguono dei particolari processi di gestione).
Il FAMI e il FEAD vengono attuati in Italia tramite due “Programmi nazionali”, gestiti rispettivamente dal Ministero dell’Interno e dal Ministero del Lavoro.
Le Joint Programming Initiatives (JPI) utili per finanziare progetti per le “smart cities” sono:
• JPI Urban Europe.
• JPI More Years Better Lives.
• JPI Active and Assisted Living (AAL).
• JPI Cultural Heritage.
[3] Due note aggiuntive: (i) va anche ricordata l’importanza del Partenariato Europeo per l’Innovazione (PEI) Smart cities; (ii) la matrice 4-3 dei fondi potenzialmente disponibili per attuare l’agenda urbana potrebbe essere ulteriormente raffinata considerando come questi si distribuiscono fra le 8 categorie analitiche/variabili del pilastro “triple bottom line” dell’approccio della Ericsson:
• salute,
• educazione,
• inclusione sociale,
• produttività,
• competitività,
• tutela delle risorse ambientali,
• inquinamento,
• cambiamento climatico.

[4] Connecting Europe Facility (CEF), indicato in Italiano come Meccanismo per Collegare l’Europa, è disciplinato dal Reg. (UE) N. 1316/2013 e sostiene gli investimenti a livello europeo nelle reti (corridoi): (i) di trasporto, (ii) energetiche, (iii) digitali.
[5] Il Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici (FEIS) costituisce il I pilastro del “piano Juncker” per il rilancio degli investimenti in Europa, varato il 26 novembre 2014.
Il Piano Europeo per gli Investimenti – a suo tempo la prima iniziativa di rilievo della Commissione Europea appena insediata – e il FEIS sono stati definiti in partenariato dalla Commissione e dal “gruppo BEI” (ossia Banca Europea per gli Investimenti e Fondo Europeo per gli Investimenti). Viene gestito dalle due istituzioni finanziarie del “gruppo BEI”.
Il FEIS – normato dal Regolamento (UE) N. 1017/2015 (emendato poi dal Regolamento n. 2396 del 13 dicembre 2017) – come si legge sul portale della Commissione, «mira a contrastare la mancanza di fiducia e di investimenti provocata dalla crisi economica e finanziaria, e a usare la liquidità detenuta da istituti finanziari, imprese e privati in un momento in cui le risorse pubbliche scarseggiano».
Si articola in due policy window:

  • la “sezione infrastrutture e innovazione” (“Infrastructure and Innovation Window”);
  • la “sezione PMI” (“SMEs Window”). Si noti che è soprattutto il grande successo attuativo di questa sezione ad aver spinto le Istituzioni dell’UE a potenziare la capacità finanziaria iniziale del FEIS.

Per una più ampia presentazione e informazioni aggiornate sulla sua attuazione si consulti la pagina web:
https://ec.europa.eu/commission/priorities/jobs-growth-and-investment/investment-plan-europe-juncker-plan_it

Il FEIS, in sostanza, nell’ambito del Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027 dell’UE verrà sostituito dallo strumento EUInvestProgramme, in merito al quale si rimanda alla Comunicazione della Commissione COM (2018) 439 del 6 giugno 2018.
[6] Presenterò più diffusamente i molteplici fondi europei potenzialmente disponibili per attuare il paradigma “smart cities nel corso del Seminario del CEIDAProgrammazione, gestione e valutazione dei finanziamenti dell’UE per le Smart Cities” (Roma, 13 e 14 novembre p.v.)
Per una presentazione più approfondita mi sia consentito rimandare al seguente contributo, elaborato per il Centro Studi Funds for Reforms Lab: Bonetti A.; Politiche e finanziamenti dell’UE per l’attuazione del paradigma “smart cities”, Centro Studi Funds for Reforms Lab; Policy Brief 5/2018, maggio 2018

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