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Sviluppo locale come condizione di crescita per il Paese e l’Europa: cosa possiamo apprendere dall’esperienza LEADER

“Credevamo di cambiare il mondo,
e invece il mondo ha cambiato noi”
C’eravamo tanto amati (1974) di Ettore Scola

Il prossimo 22 settembre avrò il piacere di tenere una relazione alla tavola rotonda “Sviluppo locale per nuove opportunità” organizzata dalla Cooperativa ELP e dall’Istituto Fernando Santi presso il Centro Frentani di Roma (a due passi dall’ingresso dal lato di piazzale Aldo Moro dell’Università La Sapienza). Gli organizzatori, che ringrazio per avermi fatto l’onore di invitarmi a partecipare, mi hanno chiesto di sviluppare alcune riflessioni sul tema “Sviluppo locale come condizione di crescita per il Paese e l’Europa”.
Il tema, come avrebbe commentato l’attrice Giovanna Ralli in uno dei film italiani più belli di sempre – “C’eravamo tanto amati” -, “è un po’ tostarello”. [1]

autunnoIl tema oggetto dell’intervento è molto ampio e si presta a molteplici letture interpretative. Per questo motivo sono dell’avviso che nel corso della relazione, dopo l’introduzione, cercherò con la dovuta umiltà di circoscrivere l’intervento all’esperienza dello strumento/approccio LEADER. A mio modesto avviso, infatti, una interessante riflessione su questo tema così complesso può comunque essere sviluppata a partire da caratteristiche peculiari, “lezioni dell’esperienza” e limiti di quella che è la forma più avanzata di progettazione integrata per lo sviluppo locale nell’ambito delle politiche strutturali dell’UE cofinanziate dai Fondi Strutturali e di Investimento Europeo (Fondi SIE), ossia lo strumento LEADER/Community Led Local Development. [2]

In particolare, l’intervento che vorrei sviluppare muove da un passaggio molto significativo di un libro di uno dei maggiori esperti italiani della materia, Carlo Trigilia (che, peraltro, è stato Ministro per la Coesione territoriale nel Governo Letta). In Sviluppo locale. Un progetto per l’Italia, Trigilia evidenzia che «ciò che distingue lo sviluppo locale dal mero dinamismo locale […] è la capacità di attrarre le risorse esterne per valorizzare quelle interne: attrarre investimenti, imprese, risorse scientifiche o culturali, non solo come occasione per la crescita della produzione, del reddito e dell’occupazione, ma come strumento che arricchisce le competenze e le specializzazioni locali» (v. p. 7).

Alla luce di queste considerazioni di Trigilia e di ricerche ed esperienze professionali pregresse, personalmente sono dell’avviso che ci sono tre quesiti (aspetti fondamentali) da prendere assolutamente in considerazione se si vuole tanto giudicare attuazione e risultati dello strumento/approccio LEADER, quanto capire cosa significhi, nella fase attuale, puntare sullo sviluppo locale come strumento/condizione per la crescita per il Paese e l’Europa:

• Negli ultimi venti anni l’approccio LEADER e gli strumenti della programmazione negoziata hanno effettivamente sostenuto la formulazione di autentici piani territoriali integrati (multi-azione) che, dando realmente slancio alle dinamiche di sviluppo locali, abbiano, anche per questo motivo, contribuito a consolidare localmente una crescente capacità di attrarre risorse esterne?
• Anche laddove fosse accaduto, sono emersi parimenti nuovi modelli di governance capaci di dare “voce” a tutti i portatori di interesse, secondo principi di democrazia “partecipativa”?
• Gli attori locali e i Gruppi di Azione Locali che hanno gestito i Piani di Sviluppo Locale – che danno corso allo strumento/approccio LEADER – hanno saputo attrarre le risorse esterne necessarie per valorizzare quelle interne?

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[1] In “C’eravamo tanto amati” di Ettore Scola, due giovani amici – Gianni più distinto, interpretato da Vittorio Gassman e Antonio più umile, interpretato da Nino Manfredi – condividono non solo la passione politica per idee progressiste e di giustizia sociale, ma anche l’amore per la loro giovane, bella amica Luciana (nel film Stefania Sandrelli).
Il brillante e colto avvocato Gassman, tuttavia, invece di coronare il suo sogno d’amore con la umile amica, decide di intraprendere un matrimonio di interessi e sistemarsi economicamente, sposando la figlia di un ricco “palazzinaro” romano. La figlia di questo “palazzinaro” (Elide, nel film Giovanna Ralli) è molto bella, ma anche un po’ goffa e alquanto ignorante.
La sposa dell’avvocato (Elide, interpretata dalla Ralli), tuttavia, prendendo a modello il colto marito, inizia un percorso di crescita culturale da auto-didatta che la porterà nella parte finale del film addirittura a citare “Siddharta” di Hermann Hesse. A un certo punto del film, con orgoglio, Elide racconta al marito (Gassman) che sta leggendo con passione un libro. Il libro in questione è “I tre moschettieri” di Dumas. Alla domanda del marito su come trovi questo libro, lei risponde: “E’ un po’ tostarello”.

[2] Gli strumenti di intervento a sostegno della progettazione integrata nell’ambito della politica regionale europea 2014-2020 sono:

  • il Community Led Local Development (CLLD), previsto dagli artt. 32-35 del Regolamento (UE) N. 1303/2013 (il Regolamento generale sulle politiche strutturali e sui Fondi SIE nel nuovo periodo di programmazione, pubblicato sulla GUUE Serie L 347 del 20 dicembre 2013);
  • gli Integrated Territorial Investments (ITIs), ex art. 36 del Regolamento generale.

Lo strumento Community Led Local Development ricalca fedelmente i principi di fondo del metodo LEADER, applicato sin dal 1991 come Iniziativa a sostegno dello sviluppo locale nelle aree rurali.
L’acronimo LEADER sta per “Liasons Entre Actions de Developpement de l’Economie Rurale”.
Come tutti i Programmi di Iniziativa Comunitaria (PIC), esso si è distinto in primo luogo per il suo taglio sperimentale, soprattutto in relazione alla gestione delle politiche pubbliche su scala locale.

 

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