Gli strumenti di politica industriale funzionali ad una Place-Based Industrial Policy

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«Industrial policy is an attempt by a government to encourage resources
to move into particular sectors that
the government views as important to future economic growth»
Krugman P.; Obstfeld M. (1991); International Economics: Theory and Policy [1]

1. Nel recente contributo dell’OCSEPlace-Based Industrial Policy. Lessons for place transfrormation – discusso nel precedente post, emergono tra le righe due elementi ineludibili per approfondire meglio la portata della recente proposta di “modernizzazione” della politica di coesione dell’UE – proposta del Commissario Fitto discussa ampiamente in vari post recenti – che richiede che essa sia maggiormente orientata a perseguire le priorità strategiche correnti dell’UE:
• non è assolutamente semplice distinguere nettamente la politica industriale e la politica regionale; [2]
• politica industriale e politica regionale hanno obiettivi diversi (si veda lo schema riportato a 12 del contributo). La prima – in genere place-blind – è intesa a rafforzare la competitività dell’economia nazionale; (ii) la seconda ha l’obiettivo precipuo di favorire lo sviluppo di regioni più arretrate e la progressiva convergenza dei loro livelli di sviluppo verso quelli medi nazionali.
2. Le difficoltà a delimitare in modo netto e rigido il perimetro della politica industriale sono rese evidente dagli strumenti di intervento – articolati in cinque tipi – elencati in una tavola sinottica del contributo dell’OCSE (p. 11) riportata nella figura che segue. [3]

Fig. 1 – Le leve di politica industriale proposte dall’OCSE

3. Le “leve” di politica industriale individuate dall’OCSE mettono chiaramente in luce quanto sia problematico separare nettamente la politica industriale da quella regionale e anche da quella commerciale.
Nella riga denominata “regulate” sono inserite, infatti, “leve” di politica industriale che:
• sovrappongono chiaramente obiettivi di competitività del sistema industriale e di tutela degli equilibri strutturali della bilancia commerciale;
• sono intese a perseguire obiettivi economici di dimensione nazionale (competitività del “sistema paese” ed equilibrio dei conti con l’estero) e, quindi, hanno un’influenza solo indiretta sugli effetti delle politiche regionali. Ad essere più precisi, tali leve potrebbero addirittura rilevarsi controproducenti rispetto ad obiettivi di riduzione degli squilibri territoriali interni, dato che le diverse regioni si caratterizzano, in genere, per un diverso grado di apertura al commercio internazionale.
4. Fra i cinque tipi di politica industriale viene inserito “Upskill” che concerne chiaramente l’esigenza di accompagnare cambiamenti spontanei e cambiamenti indotti dalle politiche pubbliche della struttura produttiva con interventi di rafforzamento e di aggiornamento delle competenze. In merito, tre considerazioni:

• è opportuno distinguere fra politiche dal lato della domanda e politiche dal lato dell’offerta; [4]
• può essere utile distinguere fra politiche industriali dal lato dell’offerta dirette ed indirette e collocare il tipo “Upskill fra le politiche industriali indirette;
• fra le politiche industriali indirette è lecito inserire gli interventi di infrastrutturazione del territorio, specialmente se intesi a dotarli di infrastrutture che generano esternalità di offerta (aree industriali attrezzate per facilitare l’insediamento di nuove unità produttive, centri di offerta di servizi pensati specificamente per gli occupati, anche in partenariato con le imprese, centri logistici, data center e altri).
5. Sulla base di queste riflessioni e considerando anche le politiche industriali passive, intese solo a garantire la tutela delle condizioni di concorrenzialità dei mercati, le leve della politica industriale proposte dall’OCSE si possono riclassificare come illustrano le figure che seguono.
Per strumenti funzionali a una PBIP si intendono solo quegli strumenti – dal lato della domanda e dal lato dell’offerta – per i quali è possibile ipotizzare:
• una suddivisione di responsabilità fra più livelli di governo (questa non è possibile per la politica commerciale in senso stretto e anche per le politiche di regolamentazione delle condizioni di concorrenzialità);
• un capillare coinvolgimento nei processi di identificazione dei fabbisogni di intervento e anche dei migliori strumenti di intervento degli stakeholder locali, in primis organismi di ricerca, imprese e associazioni dei lavoratori.

Fig. 2 – Strumenti di politica industriale top down e strumenti funzionali alla
definizione di una Place-Based Industrial Policy

 

 

 

Fig. 3 – Place-Based Industrial Policy: quadro completo dei principali strumenti

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[1] Cfr.: Krugman P.; Obstfeld M. (1991); International Economics: Theory and Policy; Addison Wesley, New York.
[2] Si vedano: Aiginger, K.; Rodrik, D. (2020); ‘Rebirth of Industrial Policy and an Agenda for the Twenty-First Century’. Journal of Industry, Competition and Trade, Vol. 20, pp. 189–207; Molica F. (2025); ‘Reassessing Cohesion policy Through the Lens of the New EU Industrial Policy’. Journal of Common Market Studies, Vol. 23, No. 1, pp. 302-319.
[3] In un contributo del 1996 Raffaele Brancati, fra i massimi esperti in Italia di politica industriale, proponeva una classificazione quanto mai attuale degli strumenti di una politica industriale deliberatamente intesa al riequilibrio territoriale, riportata nella figura che segue. Cfr. Brancati R. (1996); ‘Politiche industriali e Regioni’, Rivista Economica del Mezzogiorno, 4/1996.
I cinque tipi di strumenti proposti da Brancati appaiono più attuali che mai e consentono di capire meglio il novero di strumenti proposti dall’OCSE.

Fig. 4 – Strumenti di politica industriale finalizzati al riequilibrio territoriale

Non va dimenticato che, peraltro, non rilevano solo le tipologie di incentivi, ma anche le “forme di finanziamento”, ossia le modalità attraverso le quali vengo erogati tali incentivi.
Quando si ragiona strumenti di intervento e “forme di finanziamento” di cui dispone la politica regionale europea il principale termine di riferimento non può che essere la tabella 2 dell’Allegato I al Reg. (UE) 2021/1060 che riporta i “codici” relativi alla dimensione “forma di finanziamento”:
01 – Sovvenzione.
02 – Sostegno mediante Strumenti Finanziari: azionario o quasi-azionario.
03 – Sostegno mediante Strumenti Finanziari: prestito.
04 – Sostegno mediante Strumenti Finanziari: garanzia.
05 – Sostegno mediante Strumenti Finanziari: sostegno ausiliario.
06 – Premio.
[4] Sulla tassonomia degli strumenti di politica industriale si vedano: OECD (2010), Demand-side innovation policies; OECD Publishing, Paris; OECD (2011), Business innovation policies. Selected country comparisons; OECD Publishing, Paris; Criscuolo C., Gonne N., Kitazawa K., Lalanne G. (2022), Are industrial policy instruments effective? A review of the evidence in OECD countries. OECD Science, Technology and Industry Policy Papers. No. 128; OECD Publishing, Paris; Evenett S., Jakubik A., Martín F., Ruta M. (2024), The return of industrial policy in data. The World Economy, 47(7), 2762-2788.

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