La consultazione della Commissione sul “pacchetto istruzione” 2026

 

1. La Commissione Europea, il 30 luglio scorso, ha lanciato una consultazione aperta sulle future politiche pubbliche dell’UE in materia di istruzione e formazione, in vista della pubblicazione, prevista nel prossimo mese di novembre, del “pacchetto istruzione” 2026 (“Education Package 2040 Roadmap”). [1]
La scadenza per inviare contributi è fissata al prossimo 8 settembre.
2. La Commissione si attende dei contributi di idee e di buone pratiche soprattutto da operatori del settore dell’istruzione e i loro partner (quali i sindacati e le organizzazioni dei datori di lavoro), nonché dai rappresentanti del settore EdTech, dalle organizzazioni per la formazione degli insegnanti, della ricerca e dell’innovazione, dalla società civile, dalle organizzazioni giovanili, dalle Autorità pubbliche a livello locale, regionale e nazionale (anche in contesti transfrontalieri). Si attende anche pareri e contributi di ricerca elaborati da ricercatori scientifici, organizzazioni accademiche, società specializzate e associazioni scientifiche con competenze nell’istruzione scolastica.
3. La consultazione concerne, in particolare, tre problemi che saranno centrali nel disegno strategico del prossimo “pacchetto istruzione”:
• il peggioramento dei risultati degli studenti nelle discipline di base (lettura, matematica, conoscenze scientifiche e competenze digitali) tra gli studenti delle scuole secondarie di primo grado e in educazione civica (fra gli studenti 13enni);
• la crescente carenza di insegnanti, carenza che concerne soprattutto le discipline STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics), la formazione professionale e le regioni europee più svantaggiate, carenza che deriva da altri fattori ampiamente trascurati finora, fra cui il forte born out che riduce la qualità della vita degli insegnanti e la scarsa attrattività della professione (la call for evidence rimarca sia questo aspetto, che l’età media sempre più elevata degli insegnanti europei). La Commissione intende sostenere gli Stati Membri attraverso un’autentica “agenda dell’UE per gli insegnanti”;
• la mancanza di infrastrutture digitali “Made in Europe” in grado di supportare una migliore valorizzazione dell’Intelligenza Artificiale (IA) nei processi formativi (grazie sia a tools generalisti quali ChatGPT, che a tools specialistici quali Photomath per la matematica). In merito va evidenziato che quest’ultimo tema si profila come nodo problematico di ben più ampia portata che concerne anche le future scelte di politica industriale dell’UE, anche se certamente merita attenzione la questione, richiamata sul portale della consultazione, della frammentazione del c.d. “EdTech sector” (settore degli operatori di mercato che forniscono idee, soluzioni tecnologiche e strumenti ad hoc per migliorare attrattività ed efficacia delle lezioni scolastiche). [2]

4. La consultazione è imperniata sui seguenti quattro quesiti (ripresi alla lettera dalla call for evidence):
• quali forme di sostegno a livello dell’UE integrerebbero al meglio le azioni nazionali, regionali e locali per invertire il declino a lungo termine delle competenze di base – e con esso il legame persistente tra risultati insufficienti e status socioeconomico – e per aumentare l’attrattiva della professione di insegnante?
• in che modo si potrebbe rafforzare la cooperazione tra le scuole e le autorità nazionali/regionali/locali per migliorare l’attuazione di metodi basati su dati concreti al fine di migliorare la padronanza delle competenze di base?
• quali strumenti, infrastrutture o pratiche digitali sostengono attualmente l’insegnamento e l’apprendimento e dove vede le maggiori esigenze e potenzialità, nonché le sfide, per le soluzioni su scala europea, sovrane dal punto di vista digitale e accessibili?
• quali prove, fonti di dati o esempi di migliori pratiche dovrebbe prendere in considerazione la Commissione nell’elaborazione dei quadri di monitoraggio e valutazione per le azioni proposte?
5. Il “pacchetto istruzione” 2026, di cui si discute da tempo, costituisce la nuova stepping stone della Commissione von der Leyen II per rilanciare il percorso di lungo termine della creazione di un autentico “spazio europeo dell’istruzione”. Essa, quindi, è parte di una lunga sequela di Comunicazioni e Linee Guida della Commissione e di Raccomandazioni del Consiglio intese a migliorare le azioni di sostegno ai processi educativi degli Stati Membri. Pertanto, la Commissione, una volta di più, lastrica il percorso di formulazione delle politiche pubbliche di buone intenzioni e si limita a richiamare i problemi da affrontare senza proporre parimenti una benchè minima autocritica su eventuali propri errori pregressi nell’indirizzare le scelte strategiche delle Autorità nazionali e regionali.
Inoltre, anche se può apparire scontato, va ricordato, come farò meglio nel prossimo post, che il più recente rapporto “Investing in Education” della Commissione (datato 2025) mette in luce che fra il 2019 e il 2023 la quota della spesa pubblica dedicata all’istruzione sul totale è scesa, per l’intera UE, dal 10 al 9,6%.
La Commissione è molto assertiva nel convincere gli Stati Membri a investire più risorse del bilancio pubblico nella spesa per la difesa. Forse, oltre a elaborare un nuovo “pacchetto istruzione”, dovrebbe essere più assertiva anche nel convincere gli Stati a spendere di più per l’istruzione e la formazione professionale. [3]

Immagine ex Pixabay

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[1] Questo breve articolo è stato realizzato senza il supporto di strumenti di Intelligenza Artificiale.
[2] La call for evidence rimarca che i “sistemi di istruzione europei dipendono fortemente da fornitori digitali di paesi terzi per servizi fondamentali quali il cloud hosting, le piattaforme di apprendimento e gli strumenti di IA”.

[3] Dal momento che è in corso il negoziato sul Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034 dell’UE e sui Piani di Partenariato Nazionali e Regionali sarebbe parimenti opportuno una riflessione sull’esigenza di destinare più risorse a istruzione e formazione, se del caso attivando degli strumenti di debito comune dell’UE ad hoc. In altri termini, si tratterebbe di definire politica pubblica legata a una missione e finanziata con debito comune unionale.