Le politiche dell’UE per l’istruzione e i modesti investimenti pubblici nel settore

 

1. La Commissione, il 25 novembre 2025, ha pubblicato il pacchetto autunnale del “semestre europeo”, che per la prima volta conteneva una proposta di Raccomandazione del Consiglio sul capitale umano nell’UE.
La proposta è stata approvata dal Consiglio il 9 marzo scorso. [1]
2. La Raccomandazione del Consiglio sul capitale umano nell’UE costituirà certamente un rilevante elemento di riferimento del “pacchetto istruzione” 2026 (“Education Package 2040 Roadmap”) che la Commissione ha annunciato, da tempo, per novembre 2026.
3. Una volta di più l’attivismo della Commissione lascia un po’ disorientati per due ordini di motivi:
• non è ben chiaro come la Commissione avanzi nuove proposte senza rendere pienamente conto, prima, di attuazione e, soprattutto, risultati concreti del piano, presentato il 30 settembre del 2020, per la creazione di un autentico “spazio europeo per l’istruzione” entro il 2025; [2]
• anche nel campo dell’istruzione la Commissione non può che limitarsi a fornire indirizzi agli Stati Membri, fissando degli obiettivi altisonanti che è improbabile vengano raggiunti, dal momento che il bilancio dell’UE è talmente contenuto (circa l’1% del Reddito Nazionale Lordo dell’UE-27) e, quindi, la Commissione non può investire direttamente e, al tempo stesso, gli investimenti pubblici degli Stati Membri non sono certamente in linea con gli obiettivi altisonanti proposti dalla Commissione.
4. La modesta propensione delle cancellerie europee a investire in istruzione è chiaramente messa in luce dai dati che la stessa Commissione riporta nel report annuale “Investing in education”.
Come già accennato nel precedente post, la più recente edizione di questo report (datata 2025) mette in luce che fra il 2019 e il 2023 la quota della spesa pubblica dedicata all’istruzione sul totale della spesa pubblica è scesa, per l’intera UE, dal 10 al 9,6% (si vedano i grafici inseriti nella figura che segue). I dati illustrati nel report “Investing in Education” 2025 sono riferiti al 2023 in quanto l’Eurostat rende disponibili i dati per l’anno t nel periodo febbraio-marzo dell’anno t+2.
Nello stesso periodo, la quota della spesa pubblica dedicata all’istruzione sul PIL è passata dal 4,7% del 2019 al 4,9% nel 2020, per poi attestarsi, nel 2003, di nuovo sul 4,7%.
L’Italia investe relativamente meno degli altri paesi europei. Per quanto concerne la spesa pubblica dedicata all’istruzione sul totale della spesa pubblica si è registrata una flessione dall’8,2% del 2019 al 7,3% del 2023 e, quel che è peggio, l’Italia si colloca nel 2023 all’ultimo posto nella graduatoria dei Paesi europei.
Per quanto concerne l’altro indicatore, si registra solo una lieve flessione fra 2019 e 2023, ma l’Italia è penultima nell’intera UE per quota del PIL investita in spesa pubblica per l’istruzione. [3]

Figura 1 – Evoluzione della spesa pubblica per l’istruzione per l’Italia e per l’UE-27

5. Le Istituzioni europee, fortunatamente, nella Raccomandazione sul capitale umano dimostrano di avere contezza della necessità di investire di più in istruzione e formazione e fra i sei indirizzi strategici della Raccomandazione hanno inserito anche “Investire in istruzione, formazione e competenze”.
6. È auspicabile, quindi, che la Commissione, molto assertiva nel convincere gli Stati Membri a investire più risorse del bilancio pubblico nella spesa per la difesa, oltre ad elaborare un nuovo “pacchetto istruzione”, diventi più assertiva anche nel convincere gli Stati a spendere di più per l’istruzione e la formazione professionale. Peraltro, come ricorda il report della Commissione, la nuova disciplina sulla governance macroeconomica europea (in altri termini, sul coordinamento delle politiche di bilancio di tutti gli Stati Membri) ha introdotto regole meno rigide per le spese volte a migliorare crescita e competitività, incluse quelle per l’istruzione.
7. Sarebbe parimenti auspicabile che nel corso del negoziato sul Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034 dell’UE venisse introdotto un vincolo di allocazione delle risorse per l’istruzione nell’ambito dei Piani di Partenariato Nazionali e Regionali, con un sub-vincolo relativo ad investimenti pubblici su discipline STEM e obiettivo, a livello continentale, di ampliare il numero di professionisti del settore digitale e del settore dell’Intelligenza Artificiale. [4]

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[1] Questo breve articolo è stato realizzato senza il supporto di strumenti di Intelligenza Artificiale.
[2] La proposta della Commissione sullo “spazio europeo dell’istruzione” (si veda la Comunicazione COM (2020) 625 presentata il 30 settembre 2020) è strutturata intorno a sei “dimensioni strategiche”:
• qualità dell’istruzione e della formazione;
• inclusione e parità di genere anche nei sistemi di istruzione;
• duplice transizione digitale e verde;
• insegnanti e formatori;
• educazione terziaria;
• dimensione geopolitica.
La Commissione nella Comunicazione (si veda p. 31) fissava i seguenti obiettivi quantitativi:
• la percentuale di quindicenni con scarsi risultati in lettura, matematica e scienze dovrebbe essere inferiore al 15%;
• la percentuale di discenti all’ottavo anno della scuola dell’obbligo con scarsi risultati in alfabetizzazione informatica dovrebbe essere inferiore al 15%;
• almeno il 98 % dei bambini di età compresa tra i 3 anni e l’età di inizio dell’istruzione primaria obbligatoria dovrebbe partecipare all’educazione della prima infanzia;
• la percentuale di persone di età compresa tra i 20 e i 24 anni in possesso di almeno un titolo di istruzione secondaria superiore dovrebbe essere del 90%;
• la percentuale di persone di età compresa tra i 30 e i 34 anni in possesso di un diploma di istruzione terziaria dovrebbe essere almeno del 50%.
L’Iniziativa “spazio europeo dell’istruzione” è ampiamente presentata nel portale web dedicato e il suo stato di attuazione nell’ambito di un report annuale della Commissione (Education and Training Monitor), ma sarebbe anche opportuno disporre di valutazioni indipendenti che rendano conto, in modo circostanziato, di eventuali limiti delle proposte della Commissione.

A tale riguardo si segnala che la Relazione della Commissione sulla valutazione intermedia del quadro strategico dello spazio europeo dell’istruzione 2021-2030 (Comunicazione COM(2025) 380) è molto indulgente e presenta una analisi poco approfondita.

Lo stesso portale sull’Iniziativa dovrebbe essere reimpostato, in modo che non sia una mera vetrina di singole azioni e di documenti di lavoro, ma che costituisca una autentica dashboard con riferimento a ciascuna delle sei dimensioni strategiche indicate nella Comunicazione iniziale.
[3] Due aspetti molto rilevanti della spesa pubblica per l’istruzione trattati dal report sono i seguenti:
• essa si concentra su pagamento degli stipendi degli operatori del settore;
• la quota della spesa totale per l’istruzione si concentra soprattutto su istruzione pre-scolare, primaria e secondaria, mentre è relativamente modesta per quella terziaria (circa il 16% a livello UE).
[4] In questi anni si dibatte ovviamente tantissimo di Intelligenza Artificiale (IA) e anche del suo potenziale impatto dirompente sugli stessi processi formativi, ma gli stessi documenti di indirizzo strategico del Consiglio e della Commissione e le Linee guida della Commissione in materia riconoscono che vi è un peggioramento delle competenze di base e che vi è un numero insufficiente di lavoratori con competenze adeguate nelle discipline STEM.
Inoltre, va ricordato come il numero di professionisti impegnati nel settore digitale nell’intera UE – uno degli indicatori di riferimento per valutare la digitalizzazione dell’economia e della società fissati dalla Decisione (UE) 2022/2481 del 14 dicembre 2022 sul Programma strategico per il decennio digitale 2030 – sia relativamente molto più basso di quello registrato in Cina e negli Stati Uniti, che sono i paesi leader nella corsa alla leadership nell’IA.
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