«Le attività e le relazioni economiche sono diventate
il teatro principale della competizione fra le grandi potenze
e sono in misura crescente gestite all’insegna della loro weaponization.»
Guerrieri Paolo, Padoan Pier Carlo (2024, p. 138)
Le Conclusioni sulla “prontezza dell’Europa alla difesa” del Consiglio Europeo del 19 marzo 2026
1. Il più recente Consiglio Europeo del 19 marzo ha dedicato ampio spazio, ovviamente, alla discussione del conflitto che interessa ormai l’intero Medio Oriente. Sono state anche discusse due questioni che riguardano la politica economica dell’UE:
• le misure per completare il rafforzamento del mercato interno (si veda la Sezione III delle Conclusioni, datate 19 marzo 2026);
• le misure per potenziare le capacità di difesa dell’UE e la sua sicurezza (si veda la Sezione IV delle Conclusioni).
2. Il punto 47 delle Conclusioni evidenzia come il Consiglio abbia ribadito «la sua determinazione a potenziare in modo decisivo la prontezza dell’Europa alla difesa entro il 2030, a ridurre le dipendenze strategiche e ad affrontare le carenze in termini di capacità critiche».
Il punto 48 riporta le principali iniziative suggerite dal Consiglio per «accelerare gli sforzi per conseguire rapidamente la prontezza alla difesa» (dove l’espressione “prontezza alla difesa” fa chiaramente riferimento all’Iniziativa “RearmEU/European defence readiness 2030” lanciata dalla Commissione e dall’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza il 19 marzo 2025 (si veda il White Paper JOIN(2025) 120 del 19/03/2025). Tali iniziative, in termini sintetici, sono:
• intensificare i lavori sui settori prioritari in materia di capacità difesa individuati dall’UE, in piena coerenza con la NATO;
• rafforzare la base industriale e tecnologica di difesa europea affinché sia in grado di fornire attrezzature nella misura maggiore e al ritmo accelerato necessari, comprese le attrezzature prioritarie a sostegno dell’Ucraina, anche alla luce di eventuali carenze di approvvigionamento a livello mondiale;
• migliorare l’integrazione e il funzionamento del mercato europeo della difesa in tutta l’Unione;
• rafforzare l’impegno dell’Agenzia Europea per la Difesa nel sostenere gli Stati Membri nei settori dell’innovazione, dello sviluppo delle capacità, anche attraverso l’armonizzazione dei requisiti e l’aggregazione della domanda, e degli appalti comuni;
• sostenere gli sforzi compiuti dalla Banca Europea per gli Investimenti al fine di rafforzare l’industria europea della difesa, anche attirando investimenti privati;
• promuovere l’innovazione nel settore della difesa;
• sostenere anche la mobilità militare.
3. In estrema sintesi, il più recente Consiglio Europeo richiede una ulteriore “weaponization” della politica industriale dell’UE. Negli ultimi 15 anni, infatti, si è registrato un cambio di fase della politica industriale europea, che, nella corrente fase storica, va oltre il mero controllo del corretto funzionamento del mercato interno e dei regimi di aiuto e tenta decisamente di indirizzare evoluzione settoriale e tecnologica dell’apparato produttivo continentale.
Dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa (24/02/2022) e la Dichiarazione di Versailles (concordata nel corso del Consiglio Europeo straordinario che si tenne il 10 e 11 marzo 2022), che già sottolineava l’esigenza di rafforzare le capacità di difesa dell’UE, la politica industriale europea è sempre più imperniata sul concetto di “autonomia strategica aperta” (si veda il paragrafo che segue) e sulla sua progressiva “weaponization” (Guerrieri, Padoan 2024; Lavery 2024; Mariotti 2025, Damen 2026).
Il “ritorno della politica industriale” nell’agenda di policy europea
4. Negli ultimi anni economisti ed analisti politici hanno ampiamente dibattuto “il ritorno della politica industriale” su scala globale (Millot, Rawdanowicz 2024).
A partire dai primi anni dello scorso decennio si assiste a un progressivo “ritorno della politica industriale” anche nell’agenda di policy dell’UE (Di Carlo, Schmitz 2023; Bauerle Danzman, Meunier 2024; McNamara 2024; Seidl, Schmitz 2024; Wigger 2024; Mariotti 2025; Damen 2026; Heldt, Meunier 2026).
La politica industriale dell’UE, infatti, per circa un quarto di secolo (il periodo che va dalla metà degli anni Ottanta alla fine della prima decade del nuovo secolo) è stata imperniata sull’approfondimento del mercato interno “aperto e concorrenziale” e, quindi, caratterizzata da un approccio minimalista, fondato su:
• la stringente applicazione delle “regole di concorrenza” (articoli 101-106 del Trattato sul Funzionamento dell’UE – TFUE) e delle regole sugli “aiuti concessi dagli Stati” (artt. 107-109 del TFUE), ossia sulla politica per la competitività;
• misure orizzontali di rafforzamento delle condizioni di concorrenzialità (misure di sostegno a ricerca scientifica e innovazione, alla formazione e alla dotazione di infrastrutture economiche).
Solo dopo la lunga fase recessiva che è seguita alla doppia crisi finanziaria propagatasi dagli Stati Uniti (crollo verticale del valore dei sub-prime – 2006-2007 – e fallimento della Lehman Brothers il 15 settembre 2008), sull’abbrivio di esplicite richieste di Francia e Germania e, di riflesso, dei Consigli europei, la Commissione ha ripreso a tessere la tela di una politica industriale dirigista (o attiva), in cui, oltre a misure antitrust e regolatorie e a misure orizzontali intese, fondamentalmente, a sostenere le attività di ricerca e innovative, sono state progressivamente adottate misure volte a modificare la struttura produttiva, o informate a un approccio di politica economica “mission-oriented” (Mazzucato 2016; 2021).
5. Nella seconda metà dello scorso decennio, oltre alle pressioni interne di Francia e Germania, si consolidano delle pressioni esterne che, progressivamente, incideranno sempre più sulle scelte di politica industriale dell’UE. Fra queste spiccano il forte sostegno all’industria manifatturiera della Cina; i crescenti timori che gli Investimenti Diretti Esteri di alcuni Paesi Terzi – sostenuti da generosi sussidi – possano far passare la proprietà di importanti imprese tecnologiche a capitali terzi e avere ripercussioni negative finanche sulla sicurezza interna dell’UE e le richieste della NATO di un aumento della spesa dei Paesi membri per la difesa.
Questo nuovo corso della politica industriale dell’UE, maturato lentamente nello scorso decennio, ha registrato una decisa accelerazione dopo lo scoppio della crisi pandemica da COVID-19 e la deflagrazione delle conseguenze economiche transnazionali più eclatanti dei lunghi periodi di lock-down parziali o totali (rottura delle catene di fornitura su scala internazionale, difficoltà di approvvigionamento registrate da tutti gli Stati europei di alcune materie prime e/o input produttivi fondamentali, in particolare i chip di silicio e, non ultimo, tensioni sui prezzi delle materie prime, in particolare quelli dei combustibili fossili). Le conseguenze transnazionali prima della pandemia e, poi, del conflitto in Ucraina hanno concorso a «il passaggio […] dal vecchio ordine economico internazionale, basato su regole e istituzioni multilaterali, a un (dis)ordine globale per lo più imperniato su rapporti di forza tra i vari paesi, con i fattori geopolitici che tornano a condizionare direttamente le scelte economiche» (Guerrieri, Padoan 2024, p. 129). Peraltro, da diversi anni, si registra un continuo inasprimento di una “tit-for-tat dynamics” (Evenett et al. 2024), per cui se una data potenza mondiale, per sostenere la sua leadership tecnologica, aumenta le barriere protettive (tariffarie e non) o i sussidi a produzioni tecnologiche strategiche, le altre reagiranno con misure analoghe.
Altri fattori esogeni che incidono fortemente su questa decisa riconfigurazione della politica industriale dell’UE sono:
• il ritorno della politica industriale negli Stati Uniti sotto l’Amministrazione Biden 2021-2024. Si ricordano, in particolare, i provvedimenti “Chips and Science Act” nel 2022 e, sempre lo stesso anno, “Inflation Reduction Act” (IRA) che, a dispetto del nome, è un articolato strumento di politica industriale che combina sussidi alle produzioni “verdi” e interventi di profilo protezionista e/o intesi a un massiccio “re-shoring” di imprese statunitensi delocalizzate in Asia e non solo (Gansauer 2024; Mariotti 2025);
• l’ulteriore frammentazione dei mercati internazionali causata dalla nuova politica tariffaria varata nel 2025 dagli Stati Uniti sotto la nuova Amministrazione Trump e la recrudescenza, nei primi mesi dell’anno, delle tensioni geopolitiche e militari nel Medio Oriente, con l’attacco all’Iran e il coinvolgimento indiretto nel conflitto di altri Paesi dell’area produttori di combustibili fossili.
6. Il nuovo corso della politica industriale europea sempre più incentrato su “autonomia strategica aperta” e rafforzamento della base industriale e tecnologica di difesa europea viene delineato soprattutto dall’Iniziativa “Strategia europea per la sicurezza economica”, proposta da Commissione e Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza il 20 giugno 2023 (si veda la Joint Communication JOIN(2023) 20 del 20/06/2023).
Ma questa è una storia da raccontare meglio nel prossimo post del 20 aprile, dato che la “Strategia europea per la sicurezza economica”, che è stata rilanciata e rafforzata il 3 dicembre 2025 (si veda la Joint Communication JOIN(2025) 977 del 3/12/2025), è alla base della Strategic Technologies for European Platform (STEP) e, indirettamente, influenzerà anche il dibattito sulla politica di coesione 2028-2034.
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Bauerle Danzman S., Meunier S. (2024), The EU’s Geoeconomic Turn: From Policy Laggard to Institutional Innovator. JCMS: Journal of Common Market Studies, Vol. 62, 1097–1115.
Damen M. (2026), From values to economic security: the transformation of the EU’s economic model 2016-2026. European Parliament Research Service, PE 783.766 – February 2026.
Di Carlo D., Schmitz L. (2023), Europe first? The rise of EU Industrial Policy Promoting and Protecting the Single Market. Journal of European Public Policy, 30:10, 2063-2096.
Evenett S., Jakubik A., Martín F., Ruta M. (2024), The return of industrial policy in data. The World Economy, 47(7), 2762-2788.
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Guerrieri P., Padoan P.C. (2024), Europa sovrana. Le tre sfide di un mondo nuovo. Laterza, Roma-Bari.
Heldt E.C., Meunier S. (2026), How EU industrial policy got its groove back: securitisation and governance shifts in the geoeconomic era, Journal of European Public Policy (10.02.2026), DOI: 10.1080/13501763.2026.2627350.
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Mariotti S. (2025), “Open strategic autonomy” as an industrial policy for the EU competitiveness and growth: the good, the bad or the ugly? Journal of Industrial and Business Economics, 52, 1 – 26.
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