Politica di coesione 2028-2034, competitività e approccio Place-Based Industrial Policy

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1. Per la programmazione e l’attuazione degli interventi della politica di coesione sono previste rilevanti novità nel periodo 2028-2034, illustrate in svariati post del blog a partire da settembre 2025.
Inoltre, viene rafforzata la sua “dimensione industriale”.
2. Il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), infatti, include quattro policy field (PF) direttamente serventi rispetto a obiettivi di competitività e di leadership tecnologica dell’Unione:
• PF 3a.2 Rafforzare la base industriale dell’UE.
• PF 3a.4 Trasformazione digitale.
• PF 3a.5 Ricerca, sviluppo e innovazione.
• PF 3b.1 Rafforzare la base industriale della difesa dell’UE e la mobilità militare. [1]
3. Come rimarcato nel precedente post, a fronte del deciso rafforzamento della “dimensione industriale” del FESR e, più in particolare, della sua focalizzazione sulla produzione di tecnologie strategiche critiche della Strategic Technologies for Europe Platform (STEP) – fra cui le “tecnologie di difesa” introdotte dal Reg. (UE) 2025/2653 – è lecito chiedersi come coniugare gli obiettivi di riequilibrio territoriale, che costituiscono l’autentica missione della politica di coesione, e quelli prioritari della politica economica europea, nella fase attuale, di rilancio della competitività e di promozione della sicurezza economica, date le loro logiche di intervento alquanto diverse.
In sostanza, si tratta di verificare se vi sono o meno i margini – con riferimento a ciascuno dei quattro policy field richiamati sopra – per delineare una autentica Place-Based Industrial Policy (PBIP).
4. Questo comporta l’esigenza di una riflessione su due aspetti:
• le sovrapposizioni teoriche e pratiche fra politica industriale e politica regionale (tenendo conto che la politica di coesione cofinanziata dai Fondi Strutturali non è altro che la politica regionale dell’UE e, quindi, è per definizione sia orientata ai territori regionali, che informata a un approccio bottom up che valorizza il contributo di conoscenze e le indicazioni sulle strategie dei portatori di interesse locali);
• la natura profondamente differente dei primi tre policy field e del policy field 3b.1 Rafforzare la base industriale della difesa dell’UE e la mobilità militare, molto rilevante nell’ambito della strategia di rafforzamento della base industriale e tecnologica di difesa (fortemente perseguito dalla nuova politica industriale “dirigista” dell’UE), ma anche poco adatto a strategie di sviluppo regionali “place-based” se non addirittura confliggente con gli obiettivi di riduzione dei divari territoriali della politica di coesione.
5. Politica industriale e politica regionale hanno obiettivi diversi. La prima – sovente place-blind – è intesa a rafforzare la competitività dell’economia nazionale. La seconda, invece, ha l’obiettivo precipuo di favorire lo sviluppo di regioni più arretrate e la progressiva convergenza dei loro livelli di sviluppo verso quelli medi nazionali.
Questa considerazione basilare appare completamente assente nelle proposte della Commissione su Piani di Partenariato Nazionali e Regionali (PPNR) per il periodo 2028-2034.
Le proposte delineano una nuova fase della politica di coesione in cui gli obiettivi di competitività e sviluppo industriale prevalgono su quelli di solidarietà economica, sociale e territoriale. Come rimarcano Nisticò e Prota (2026, p. 14), «una eccessiva enfasi sui settori [tecnologicamente molto avanzati o della difesa] fa temere che l’attenzione si sposti asimmetricamente verso la “competitività a ogni costo”, privilegiando aree già densamente manifatturiere o specializzate in attività strategiche e trascurando i territori più deboli, con buona pace del riequilibrio e della coesione territoriale». [2]
6. La proposta della Commissione per una autentica “svolta industriale” della politica di coesione 2028-2034, specialmente con riferimento al policy field 3b.1 Rafforzare la base industriale della difesa dell’UE e la mobilità militare, presenta tre gravi mancanze:
• non propone una seria analisi ex ante dei processi di cambiamento strutturali a livello di singole imprese, di organizzazione territoriale delle attività produttive, di catene del valore e di competitività relativa delle varie aree territoriali di tecnologie tanto avanzate e, di default, cross-cutting rispetto ai settori tradizionali e disruptive (destinate a mutare gli assetti produttivi e i sistemi di produzione di valore in maniera radicale e duratura), quali sono le tecnologie dei quattro cluster della STEP, come modificata dal Reg. (UE) 2025/2653. Una siffatta analisi sarebbe strettamente necessaria per capire, per ciascuno dei policy field qui considerati, come si possano coniugare obiettivi di competitività e di equità territoriale. [3]. In particolare, la proposta sembra trascurare il fatto che non tutte le unità produttive e non tutte le regioni possano stare al passo di cambiamenti tecnologici sistemici; [4]
• trascura il fatto che la produzione di “tecnologie di difesa” è intesa a soddisfare, quasi integralmente, una domanda pubblica (la domanda privata, rilevante soprattutto negli Stati Uniti, riguarda un segmento relativamente ristretto e tecnologicamente meno avanzato di output finali, ossia pistole e fucili). Questo significa che per tutti i policy field richiamati all’inizio del contributo sarebbe necessaria una maggiore attenzione alla distinzione fra strumenti di politica industriale dal lato della domanda e strumenti dal lato dell’offerta (OECD 2011, Criscuolo et al. 2022). Questo rileva, in particolare, per le “tecnologie di difesa”, che non sembra opportuno sostenere con strumenti dal lato dell’offerta (vari tipi di incentivi ampiamente noti). Invece, sarebbe opportuno concentrare le risorse stanziate su strumenti selettivi di domanda pubblica (public procurement e, se possibile, pre-commercial public procurement); [5]
• trascura l’importanza dell’individuazione del livello giurisdizionale più pertinente rispetto alla programmazione dei vari strumenti di politica industriale e all’attuazione delle operazioni finanziate dal FESR. [6] Si tratta di una questione più rilevante che mai se si considera che le proposte della Commissione prevedono dei PPNR definiti a livello di Stati Membri sulla base di un confronto diretto fra questi e la Commissione, il che rischia di indebolire moltissimo il ruolo delle Regioni nella fase di programmazione e, al tempo stesso, per motivi che verranno approfonditi in post successivi, quello delle Regioni non appare come il livello giurisdizionale più adatto per programmare e attuare gli interventi di sostegno alla produzione di “tecnologie di difesa” e, quindi, del policy field 3b.1 Rafforzare la base industriale della difesa dell’UE e la mobilità militare.
7. A fronte di una prospettiva macroeconomica che lega sempre di più la politica industriale all’esigenza di rafforzare “autonomia strategica aperta” e leadership tecnologica dell’UE in un contesto geopolitico in cui un nuovo (dis)ordine mondiale inasprisce relazioni economiche e politiche internazionali, almeno nell’ambito della politica di coesione sarebbe opportuno delineare una Place-Based Industrial Policy che sia capace di:

  • perseguire le nuove priorità strategiche dell’UE coerentemente con i dettami delle più accreditate analisi dei processi di sviluppo regionale e diversificando gli interventi di sostegno sulla base delle caratteristiche strutturali dei vari territori e dei loro assetti socio-istituzionali;
  • contrastare il declino di alcune regioni, sostenere la convergenza di tutte le regioni e, non ultimo, garantire la coesione sociale a livello locale con gli strumenti più adatti, senza scadere nella logica “one-size fits all”. [7]

8. Le lezioni dell’esperienza delle precedenti programmazioni dei Fondi Strutturali hanno posto in luce come sia possibile delineare una PBIP nel caso dei primi tre policy field inclusi nell’Obiettivo Specifico 3a Favorire la prosperità sostenibile dell’Unione del FESR 2028-2034.
Invece, la natura molto particolare delle “tecnologie di difesa” e le lezioni dell’esperienza della seconda onda del “riesame intermedio” dei Programmi 2021-2027 sostenuta, di fatto, dalle nuove priorità strategiche della proposta di “modernizzazione della politica di coesione” del 1° aprile 2025 e, per quel che concerne il FESR, dal Reg. (UE) 2025/1914 che le ha recepite, lasciano più di qualche perplessità sulla possibilità di delineare una strategia di politica industriale “basata sui luoghi” per il policy field 3b.1 Rafforzare la base industriale della difesa dell’UE e la mobilità militare come si proverà ad argomentare nei post successivi. [8]

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Immagine ex Pixabay

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[1] L’art. 3 indica 5 Obiettivi Specifici (OS) per i Piani di Partenariato Nazionali e Regionali 2028-2034 (Piani che saranno programmati a livello di Stati Membri e includeranno le politiche strutturali – politica di coesione, politica di sviluppo rurale e politica della pesca – e anche gli interventi della Politica Agricola Comune, quelli del Fondo Sociale per il Clima e quelli per la gestione dei flussi migratori) elencandoli con le prime lettere dell’alfabeto.
Al FESR, si possono associare due Obiettivi Specifici e 13 policy field.
L’OS 3a Favorire la prosperità sostenibile dell’Unione in tutte le regioni è articolato in 10 policy field che rientrano nel perimetro della politica di coesione, come tracciato dalla proposta di “modernizzazione” del 2025 e, con riferimento al FESR, dal Reg. (UE) 2025/1914 del 18 settembre 2025.
L’OS 3b Sostenere le capacità di difesa e la sicurezza dell’Unione in tutte le regioni è articolato in 3 policy field che sono intesi a sostenere le capacità di difesa dell’UE e la sua preparedness.
Il policy field 3b.1 Rafforzare la base industriale della difesa dell’UE e la mobilità militare va associato a questo secondo Obiettivo Specifico.
Esso è, semplificando, il policy field di riferimento del nuovo cluster della STEP “tecnologie di difesa”, ma, di fatto, anche diverse tecnologie del primo cluster della STEP sono funzionali al rafforzamento della base industriale e tecnologica di difesa. Questo vale, in particolare, per le tecnologie digitali elencate nella tavola sinottica inserita nella figura che segue, che, come rimarcato a più riprese in questo blog, fanno riferimento alla Decisione (UE) 2022/2481 del 14 dicembre 2022, che stabilisce il Programma strategico dell’Unione per il decennio digitale e all’Allegato alla Raccomandazione della Commissione C(2023) 6689 del 3 ottobre 2023, che indica dieci aree tecnologiche critiche per la sicurezza europea).

Figura 1 – Settori della tecnologia digitale del I cluster della STEP

[2] Nisticò R., Prota F. (2026), Il ritorno della politica industriale fra competitività e coesione in: Nisticò R., Prota F. (a cura di), Politiche industriali e riequilibrio territoriale. Dinamiche recenti e nuove sfide, Donzelli, Roma; pp. 9-19.
[3] Le tecnologie strategiche critiche della STEP sono state inizialmente raggruppate in tre cluster (si vedano il Considerando 6 e l’art. 2 del Reg. (UE) 2024/795):
• tecnologie digitali e innovazione delle tecnologie deep tech (microelettronica, intelligenza artificiale, quantum computing, edge computing e altre molto avanzate);
• tecnologie pulite ed efficienti nell’uso delle risorse (segnatamente tecnologie “a zero emissioni nette”);
• biotecnologie, incluse i medicinali critici.
Il Reg. (UE) 2025/2653, emendando il Reg. (UE) 2024/795, ha poi introdotto il IV cluster delle “tecnologie di difesa”.
[4] De Propris L., Bailey D. (2021), Pathways of regional transformation and Industry 4.0, Regional Studies, 55:10-11, 1617-1629; De Propris L., Bellandi M. (2021), Regions beyond Industry 4.0, Regional Studies, 55:10-11, 1609-1616, Fazio G., Maioli S., Rujimora N. (2025), The twin innovation transitions of European regions, Regional Studies, 59:1, 2309176.
[5] OECD (2011), Business Innovation Policies. Selection Country comparisons. OECD Publishing. Paris.
Criscuolo C., Gonne N., Kitazawa K., Lalanne G. (2022), Are industrial policy instruments effective? A review of the evidence in OECD countries. OECD Science, Technology and Industry Policy Papers. No. 128; OECD Publishing, Paris.
[6] Dullian S. (2024), European Industrial Policy in the 2020s: Rationale, Challenges and Limitations. Intereconomics, 2024, 59(5), 249-253.
[7] OECD (2025), Place-Based Industrial Policy. Lessons for Place Transformation.
Foundation for European Progressive Studies (2026), Place-Based Industrial Policy.
[8] Sulle due onde del “riesame intermedio” dei Programmi 21-27 vorrei rinviare ai tanti post che vi ho dedicato a partire da marzo 2024 e al contributo di Eléna Jabri e Odilia van der Valk della Fondazione European Policy Research Centre Delft che hanno elaborato questa felice immagine delle due onde della Mid-Term Review (Jabri E., van der Valk O. (2025), Mission possible? Managing closure, delivery and the Mid-Term Review, IQ-Net Review Paper 59(1), European Policies Research Centre Delft).

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