Politica di coesione 2028-2034 e cambiamenti strutturali comportati dalle tecnologie strategiche critiche della STEP

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«A key task of scholars in regional studies is to shift the attention from specific technologies
to the changes these will have on the nature of organization of industries, on the nature and markets of products,
and consequently on the impact of the configuration and dynamics of regions»
Lisa De Propris – Marco Bellandi (2021, p. 1609) [1]

1. La Commissione propone per la programmazione 2028-2034 un deciso rafforzamento della “dimensione industriale” della politica di coesione. [2] , Questa scelta strategica, peraltro, conferma quelle delle due onde del “riesame intermedio” dei Programmi 2021-2027 (la prima aveva promosso una riallocazione delle risorse dei Programmi FESR verso lo sviluppo e la fabbricazione delle tecnologie critiche della Strategic Technologies for Europe Platform – STEP – e la seconda aveva confermato la spinta verso una maggiore produzione di tecnologie STEP e introdotto, fra l’altro, la possibilità di finanziare interventi per rafforzare la base industriale e tecnologica di difesa europea). [3]
2. Come rimarcato nel precedente post, la proposta della Commissione per una autentica “svolta industriale” della politica di coesione 2028-2034, specialmente con riferimento al policy field 3b.1 Rafforzare la base industriale della difesa dell’UE e la mobilità militare, presenta tre gravi mancanze:
• non propone una seria analisi ex ante dei processi di cambiamento strutturali a livello di singole imprese, di organizzazione territoriale delle attività produttive, di catene del valore e di competitività relativa delle varie aree territoriali di tecnologie tanto avanzate e, di default, cross-cutting rispetto ai settori tradizionali e disruptive, quali sono le tecnologie STEP;
• trascura il fatto che la produzione di “tecnologie di difesa” è intesa a soddisfare, quasi integralmente, una domanda pubblica (la domanda privata interessa un segmento relativamente ristretto e tecnologicamente meno avanzato di queste tecnologie, ossia pistole e fucili). Per le “tecnologie di difesa”, pertanto, non sembra appropriato intervenire con strumenti dal lato dell’offerta (vari tipi di incentivi ampiamente noti). Invece, sarebbe opportuno concentrare le risorse stanziate su strumenti selettivi di domanda pubblica (public procurement e, se possibile, pre-commercial public procurement);
• trascura l’importanza dell’individuazione del livello giurisdizionale più pertinente rispetto alla programmazione dei vari strumenti di politica industriale e all’attuazione delle operazioni finanziate dal FESR. [4]
3. In un contributo del 2022 di inquadramento di ratio ed effetti delle politiche industriali, Chiara Criscuolo e altri ricercatori individuano quattro tipi di politica industriale:
• settoriale;
• focalizzata su tecnologie avanzate;
• basata sulle missioni;
• basata sui luoghi. [5]
4. Dopo l’approvazione del Reg. (UE) 2024/795 sulla STEP (29/02/2024), il varo dell’Iniziativa “bussola per la competitività” (29/01/2025) e, di recente, la proposta dell’Industrial Accelerator Act (4/03/2026), si può dire che, a fronte dell’affermazione dell’obiettivo trasversale per tutte le politiche europee “autonomia strategica aperta”, la politica industriale dell’UE è sempre più focalizzata su:
• tecnologie avanzate (in estrema sintesi le tecnologie dei quattro cluster della STEP, come integrata dal Reg. (UE) 2025/2653);
• la missione della decarbonizzazione dei processi produttivi (in primo luogo per il settore dell’automotive e per dei settori particolarmente energivori e/o inquinanti), missione che, inter alia, rafforza l’orientamento dell’UE verso la produzione di tecnologie “a zero emissioni nette”, incluse nel secondo cluster della STEP.
5. La “svolta industriale” proposta dalla Commissione per la politica di coesione 2028-2034, ovviamente, risente di questa crescente focalizzazione della politica industriale su “autonomia strategica aperta”, base industriale e tecnologica di difesa europea e prodotti e dispositivi tecnologici fortemente knowledge intensive e, per loro natura, trasversali rispetto alla classificazione dei settori di attività NACE-ATECO (i quattro cluster della STEP sostengono lo sviluppo e la fabbricazione di tecnologie che si caratterizzano quali key enabling technologies).
6. Questo comporta l’esigenza di una riflessione su due aspetti:
• le sovrapposizioni teoriche e pratiche fra politica industriale e politica regionale (tenendo conto che la politica di coesione cofinanziata dai Fondi Strutturali non è altro che la politica regionale dell’UE e, quindi, è per definizione sia orientata ai territori regionali, che informata a un approccio bottom up che valorizza il contributo di conoscenze e le indicazioni sulle strategie dei portatori di interesse locali);
• la capacità delle diverse unità produttive e delle diverse aree territoriali di “assorbire” e valorizzare delle tecnologie fortemente knowledge intensive.
Questi aspetti appaiono ampiamente trascurati dalle proposte ufficiali della Commissione.
7. Seguendo De Propris e Bellandi (2021) e, soprattutto, De Propris e Bailey (2021), per capire gli impatti di tecnologie disruptive (destinate a mutare gli assetti produttivi e i sistemi di produzione di valore in maniera radicale e duratura) sulle economie regionali, bisogna esaminare i legami fra nuove tecnologie, i settori produttivi e gli assetti produttivi e socio-istituzionali locali. I cambiamenti delle economie regionali, infatti, hanno una dimensione tecnologica e produttiva, ma hanno anche una dimensione socio-istituzionale (Geels 2005, Trigilia 2005). [6]
A tal fine, bisogna riconoscere l’importanza dei seguenti fattori nelle dinamiche di ristrutturazione delle economie regionali che seguono fasi di trasformazione tecnologica radicali:
la conoscenza tacita locale, il capitale sociale dei luoghi e le relazioni informali fra imprese e attori istituzionali (fattori enfatizzati soprattutto dalla letteratura sui distretti produttivi);
i rapporti fra fornitori e imprese che realizzano e commercializzano gli output finali e la creazione di solide catene del valore locali, anche a fronte di catene del valore che, in genere, per le produzioni più knowledge intensive si estendono su scala transnazionale (si vedano soprattutto i contributi di Michael Porter); [7]
la capacità di innovazione locale e i meccanismi che legano scoperta scientifica, diffusione di nuove conoscenze e innovazione dei processi produttivi e dei prodotti finali (fattori enfatizzati soprattutto dalla letteratura sui sistemi innovativi regionali).
8. Le nuove tecnologie knowledge intensive producono effetti radicali sull’economia (anche a livello regionale) mediante:
• la riorganizzazione della produzione all’interno delle imprese e anche fra imprese (cambiano i sistemi di creazione del valore interni e le relazioni di sub-fornitura e/o di cooperazione fra imprese diverse);
• la creazione di nuovi settori di attività, di nuovi mercati e anche di nuovi modi di consumo;
• la definizione di nuovi “modelli di business” e di nuovi modelli di interazione continua fra consumo (domanda), innovazione e produzione.
9. Queste dinamiche sono ancora più complesse nel caso delle “tecnologie di difesa”, a causa della natura particolare di queste tecnologie e del loro particolare sistema di organizzazione produttiva.
10. Tutti questi elementi sono trascurati dalle proposte ufficiali della Commissione.
11. In particolare, se si rafforza la “dimensione industriale” della politica di coesione, si devono considerare almeno due altri elementi:
• la natura fortemente knowledge intensive dei settori della STEP e di altri settori tecnologicamente molto avanzati (in primis quello dello spazio) può comportare che non tutte le imprese dei vari territori – specialmente quelle più piccole – e non tutti i territori siano in grado di “assorbire” certe innovazioni legate a “trasformazione digitale” e Intelligenza Artificiale (Grashof, Kopka 2023; Schwaeke et al. 2025; Gómez-Valenzuela et al. 2026); [8]
• il loro sostegno, invece di concorrere a colmare i divari di sviluppo fra le varie regioni, potrebbe ingenerare meccanismi di polarizzazione produttiva e meccanismi che rafforzano i vantaggi competitivi della localizzazione in certe aree (economie di localizzazione o economie di urbanizzazione), a causa del numero relativamente limitato di imprese knowledge intensive – specialmente nel settore della difesa – e della loro concentrazione spaziale.
12. Infine va considerato che vi potrebbero anche essere problemi di assorbimento delle risorse stanziate, in quanto è ampiamente assodato che nel caso di tecnologie e prodotti knowledge intensive solo realtà produttive molto forti (in termini di competenze manageriali e tecnico-scientifiche interne, di capacità di ricerca e di capacità di auto-finanziamento) riescono a valorizzare efficacemente ì finanziamenti agevolati e completare gli investimenti senza particolari criticità.

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Immagine ex Pixabay

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[1] De Propris L., Bellandi M. (2021), Regions beyond Industry 4.0, Regional Studies, 55:10-11, 1609-1616, DOI: 10.1080/00343404.2021.1974374.
[2] Il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), infatti, include quattro policy field (PF) direttamente serventi rispetto a obiettivi di competitività e di leadership tecnologica dell’Unione:
• PF 3a.2 Rafforzare la base industriale dell’UE.
• PF 3a.4 Trasformazione digitale.
• PF 3a.5 Ricerca, sviluppo e innovazione.
• PF 3b.1 Rafforzare la base industriale della difesa dell’UE e la mobilità militare.

[3] Jabri E., van der Valk O. (2025), Mission possible? Managing closure, delivery and the Mid-Term Review, IQ-Net Review Paper 59(1), European Policies Research Centre Delft.

[4] Dullian S. (2024), European Industrial Policy in the 2020s: Rationale, Challenges and Limitations. Intereconomics, 2024, 59(5), 249-253.
[5] Criscuolo C., Gonne N., Kitazawa K., Lalanne G. (2022), Are industrial policy instruments effective? A review of the evidence in OECD countries. OECD Science, Technology and Industry Policy Papers. No. 128; OECD Publishing, Paris.
[6] De Propris L., Bailey D. (2021), Pathways of regional transformation and Industry 4.0, Regional Studies, 55:10-11, 1617-1629; De Propris L., Bellandi M. (2021), Regions beyond Industry 4.0, Regional Studies, 55:10-11, 1609-1616, Geels F. (2005), Technological transitions and system innovations: A co-evolutionary and socio-technical analysis. Edward Elgar; Trigilia C. (2005), Sviluppo locale, Laterza, Roma-Bari.
[7] Porter M.E. (1998), Clusters and the New Economics of Competition. Harvard Business Review, November December; Porter M. E. (2000), Location, competition, and economic development: Local clusters in a global economy. Economic Development Quarterly, 14(1), 15–34.
[8] Gómez-Valenzuela V., Holl A.; Oviedo J.L., Martinez C. (2026). Insights for place-sensitive innovation policies: evidence from SMEs’ preference for additive manufacturing. Science and Public Policy, 00, 1–16.
Grashof N., Kopka A. (2023), Artificial intelligence and radical innovation: an opportunity for all companies? Small Business Economics, 61:771–797. Schwaeke J., Peters A., Kanbach D.K, Kraus S., Jones P. (2025), The new normal: The status quo of AI adoption in SMEs, Journal of Small Business Management, 63:3, 1297-1331.

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