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Piani di Partenariato Nazionale e Regionale 2028-2034: sfide a cui intendendono rispondere e obiettivi perseguiti

I Piani di Partenariato Nazionale e Regionale (PPNR) per la programmazione 2028-2034 dei Fondi “territoriali” dell’UE debbono essere elaborati sulla base del template riportato nell’Allegato V alla proposta di regolamento quadro del 16 luglio 2025 (COM(2025) 565) che è suddiviso in due Titoli (uno sulla strategia generale e uno sui singoli Capitoli).
Questo post propone un focus sulla Parte 1 del Titolo I (“Sfide cui intende rispondere il Piano e obiettivi perseguiti”), che si articola in undici Sezioni. La prima Sezione della Parte 1 richiede di illustrare il contributo del Piano al conseguimento di tutti gli Obiettivi Specifici dei PPNR 2028-2034, tenendo conto delle “sfide” specifiche dello Stato Membro interessato.
Ribadisco in questo post che la questione delle “sfide” (si vedano le Sezioni 2 – 4 della Parte 1) è quella che rende conto della vera natura dei PPNR e della loro distanza siderale con gli obiettivi della politica di coesione e con l’approccio bottom-up che la dovrebbe caratterizzare. I PPNR non muovono da un’analisi dei fabbisogni dei vari territori e da una analisi delle loro “sfide”. I PPNR muovono dalle proposte top-down di “sfide” di taglio macroeconomico approvate dal Consiglio nell’ambito del “semestre europeo” e gli Stati, di fatto, devono attuare i Piani per fronteggiare solo le “sfide” top-down decise a Bruxelles.
I PPNR, pertanto, sono impostati dalla Commissione come strumenti per vincolare gli Stati Membri a dare corso alle politiche europee – generali e settoriali – concordate a Bruxelles, secondo un approccio top-down che stride ampiamente con la natura squisitamente bottom-up delle politiche strutturali di sviluppo dell’UE (politica di coesione, politica di sviluppo rurale e politica per le zone dipendenti dalla pesca e dall’acquacoltura).

L’uso dell’Intelligenza Artificiale per finalità educative dei giovani europei nel 2025

La Commissione, il 22 settembre, ha presentato due nuovi contributi molto utili sulla digitalizzazione di sistemi e processi formativi e sul crescente uso di sistemi di Intelligenza Artificiale generativa: (i) Istruzione digitale a scuola in Europa 2026: colmare le lacune in termini di accesso, insegnamento e apprendimento; (ii) Amico o nemico? Evidenze sull’uso dell’Intelligenza Artificiale generativa nell’apprendimento e nell’insegnamento.
Il contributo sull’uso dell’IA generativa, oltre ad illustrare in termini molto chiari gli aspetti più rilevanti del dibattito in corso, riporta sia dei dati aggiornati dell’Eurostat che tratti da indagine campionarie ad hoc, che danno conto in termini oggettivi di un’espansione del ricorso all’IA nei processi educativi fin qui ampiamente narrata nelle Linee Guida in materia della Commissione, ma ancora poco documentata con dati statistici.
Questo è un grande passo in avanti. Come sottolinea lo stesso report della Commissione, a questo punto il passo successivo è quello di effettuare valutazioni quantitative degli effetti dell’utilizzo di sistemi di IA sul rendimento scolastico.

L’Intelligenza Artificiale alle porte della scuola: indirizzi strategici dell’UE per adattare il sistema dell’istruzione e cambiamenti della domanda di competenze

L’UE da diversi anni indirizza l’applicazione nei processi formativi di strumenti di supporto all’insegnamento digitali (in genere indicati come Educational Technologies) e di sistemi di Intelligenza Artificiale (IA) predittiva e generativa.
Vi sono due aspetti che richiederebbero maggiore attenzione: (i) anche se è condivisibile che la scuola debba formare in primo luogo i cittadini di domani, si dovrebbe considerare maggiormente non solo il potenziale contributo dell’IA al miglioramento del rendimento scolastico, ma anche, in prospettiva, i cambiamenti futuri della domanda di competenze; (ii) alla luce di questo ulteriore elemento di analisi va tenuto in debita considerazione l’intero quadro di policy delineato negli anni più recenti dall’UE per sostenere digitalizzazione dell’economie e della società, competitività e offerta di nuove competenze.

La Raccomandazione del Consiglio sul capitale umano e le nuove competenze in materia di Intelligenza Artificiale

La Raccomandazione del Consiglio sul capitale umano propone 6 obiettivi strategici e 19 obiettivi operativi per indirizzare le politiche degli Stati europei su istruzione e formazione professionale. Uno degli obiettivi operativi rimarca l’esigenza di rafforzare le competenze STEM, incluse quelle inerenti alle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) e all’Intelligenza Artificiale (IA).
Il punto è che sarebbe necessario, anche considerando il quadro di policy delineato dall’UE a partire dall’insediamento della seconda Commissione von der Leyen, capire meglio quali potrebbero essere gli effetti dell’IA sulle professioni del futuro e sulle abilità intellettuali e manuali che verranno richieste ai lavoratori nel giro di pochi anni.
A me pare che non venga ancora dibattuto abbastanza il fatto che i sistemi di IA continuano ad alimentare una forte domanda di capacità di calcolo, a cui si dovrà corrispondere con nuovi servizi di cloud storage dei dati e con delle nuove infrastrutture fisiche (data center).
Questo comporterà anche un forte aumento di profili quali ingegneri tecnologici e dei sistemi informatici e profili tecnici più tradizionali, fra cui operai edili ed elettricisti.

Il “semestre europeo” e la Raccomandazione del Consiglio sul capitale umano nell’UE

Il post illustra la grande novità dell’introduzione, nell’ambito del “semestre europeo” per il coordinamento delle politiche pubbliche degli Stati Membri dell’UE, di una Raccomandazione del Consiglio sul capitale umano nell’UE (proposta dalla Commissione il 25 novembre 2025 e approvata dal Consiglio il 9 marzo 2026). La Raccomandazione del Consiglio sul capitale umano nell’UE, che propone sei priorità (obiettivi strategici) e per ciascuno di essi degli obiettivi specifici, costituirà certamente un rilevante elemento di riferimento del “pacchetto istruzione” 2026 che la Commissione intende pubblicare a novembre 2026. La Raccomandazione del Consiglio sul capitale umano di quest’anno e quella del prossimo anno rappresenteranno parimenti dei termini di riferimento del negoziato sul Quadro Finanziario Pluriennale dell’UE e, soprattutto, sui Piani di Partenariato Nazionali e Regionali per il periodo 2028-2034 (Piani nazionali che, quasi certamente, conterranno un capitolo su istruzione e formazione professionale).

Le politiche dell’UE per l’istruzione e i modesti investimenti pubblici nel settore

Il post evidenzia che la Commissione Europea continua a pubblicare documenti di orientamento strategico e linee guida sull’istruzione e sulla formazione professionale che ne enfatizzano l’importanza e fissano obiettivi quantitativi di medio termine molto sfidanti. L’azione della Commissione, tuttavia, è scarsamente efficace nel convincere gli Stati Membri ad elevare significativamente la spesa pubblica per l’istruzione. Se consideriamo la quota della spesa per l’istruzione sul totale della spesa pubblica, questa nel 2023 registra un valore più basso di quello rilevato per il 2019. L’Italia, in base a questo indicatore, si colloca in fondo alla graduatoria degli Stati Membri. Documenti di orientamento strategico e linee guida potranno anche contribuire a migliorare gli interventi degli Stati Membri, ma senza un rilancio significativo delle spese per l’istruzione, inevitabilmente, si raggiungeranno risultati insoddisfacenti. Questo sarebbe un tema da trattare anche nel corso del negoziato sul Quadro Finanziario Pluriennale dell’UE e sui Piani di Partenariato Nazionali e Regionali per il periodo 2028-2034.

La consultazione della Commissione sul “pacchetto istruzione” 2026

La Commissione Europea, il 30 luglio scorso, ha lanciato una consultazione aperta sulle future politiche pubbliche dell’UE in materia di istruzione e formazione, in vista della pubblicazione, prevista nel prossimo mese di novembre, del “pacchetto istruzione” 2026. I nodi problematici su cui è imperniata la consultazione sono: (i) il peggioramento dei risultati degli studenti nelle discipline di base e in educazione civica; (ii) la crescente carenza di insegnanti, carenza che concerne soprattutto le discipline STEM, la formazione professionale e le regioni europee più svantaggiate; (iii) la mancanza di infrastrutture digitali “Made in Europe” in grado di supportare una migliore valorizzazione dell’Intelligenza Artificiale (IA) nei processi formativi.

La recente Risoluzione del Consiglio che rilancia lo spazio europeo dell’istruzione

Il post evidenzia come la recente Risoluzione del Consiglio C/2026/3720, ossia la Risoluzione sul secondo ciclo del quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione verso uno spazio europeo dell’istruzione e oltre (2026-2030), di fatto, conferma la centralità dell’obiettivo dello “spazio europeo dell’istruzione” nell’agenda politica unionale e del quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione quale “meccanismo di coordinamento aperto” delle politiche degli Stati Membri in materia di capitale umano (almeno fino al 2030).
L’Iniziativa sullo spazio europeo dell’istruzione era stata lanciata dalla Commissione a settembre 2020 e ha potuto contare sul supporto complementare di altre Iniziative (agende di policy) attuate dall’UE nell’ultimo quinquennio. Il post indica alcune Iniziative che fino al 2030 potrebbero catalizzare gli effetti delle azioni implementate dalla Commissione e dagli Stati Membri per migliorare i sistemi di istruzione e formazione professionale.