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Il negoziato sui Piani di Partenariato Nazionali e Regionali e sul Fondo Europeo di Sviluppo Regionale per il periodo 2028-2034

Il “testo di compromesso parziale” del Consiglio sulla proposta di regolamento-quadro sul Fondo “unico” per le politiche strutturali 2028-2034 e sui Piani di Partenariato Nazionali e Regionali 2028-2034 ha proposto una diversa formulazione di quasi tutti i policy field su cui interverrà il FESR 2028-2034. Questo vale in particolare per il PF 3a.2 Competitività che, nella formulazione iniziale, era fortemente focalizzato sull’apparato manifatturiero europeo e non faceva alcun riferimento alle Strategie di specializzazione intelligente e per il PF 3b.1 Base industriale della difesa dell’UE, infrastrutture di difesa e mobilità militare. Nel corso del negoziato, tutti i portatori di interesse – istituzionali e non – dovrebbero avanzare molto esplicitamente alla Commissione due quesiti: (i) come si dovranno/potranno coniugare questi due policy field? (ii) quali tipologie di investimenti si potranno concretamente finanziare nell’ambito dei due policy field?

Il negoziato sui Piani di Partenariato Nazionali e Regionali 2028-2034 al termine della Presidenza di turno cipriota

Il “testo di compromesso parziale” sulla proposta di regolamento-quadro sul Fondo “unico” per le politiche strutturali 2028-2034 e sui Piani di Partenariato Nazionali e Regionali (PPNR) rilasciato dal Consiglio il 16 giugno 2026 propone delle interessanti modifiche alla formulazione degli Obiettivi Generali, degli Obiettivi Specifici e dei policy field dei PPNR. Ciò detto, personalmente resto perplesso su due aspetti: (i) gli Obiettivi Generali continuano ad essere fortemente coerenti con il piano di lavoro per la legislatura europea 2024-2029 della Commissione von der Leyen II e molto meno con gli obiettivi istituzionali delle politiche strutturali (questo fa venire il dubbio che i PPNR siano pensati dai decisori politici europei più come strumenti di enforcement delle direttrici strategiche dell’UE che come strumenti per lo sviluppo strutturale dei territori europei più fragili); (ii) il “quadro degli obiettivi” ex art. 2 ed ex art. 3 non si può assolutamente considerare in linea con il c.d. Approccio di Quadro Logico, che prevede che programmi pluriennali di politica economica e progetti siano elaborati sulla base die relazioni di mutua coerenza, secondo una logica “if then”, fra diversi livelli di obiettivi. In altri termini, Obiettivi Generali e Obiettivi Specifici appaiono come dei meri contenitori e non come dei veri livelli logici di una possibile “catena del cambiamento”.

Piani di Partenariato Nazionali e Regionali 2028 – 2034, interventi a sostegno della cultura e rilancio del New European Bauhaus

La Commissione Europea, lo scorso 16 dicembre, a latere dell’Iniziativa Affordable housing ha presentato due documenti ufficiali intesi a rilanciare il New European Bauhaus (NEB).
Il NEB può fornire un supporto rilevante alla sperimentazione di Azioni sociali innovative nel campo della cultura, in particolare all’avvio e al consolidamento di forme di auto-organizzazione sociale che hanno per oggetto la valorizzazione del patrimonio artistico-culturale che, in analogia ad altre forme di auto-organizzazioni intese a valorizzare dei beni comuni, si potrebbero definire “comunità culturali”.
Questo è particolarmente vero nelle “aree interne” che annoverano fra i principali asset il patrimonio culturale e possono fare leva sulle tradizioni artigiane e culturali locali e sull’attenzione per la sostenibilità ambientale – promossa indirettamente dal NEB – per attrarre visitatori e nuovi residenti.
Il nodo della questione è che, purtroppo, in Italia sembra mancare un dibattito articolato su promozione degli asset culturali nelle aree interne, funzioni del NEB di sostegno diretto e indiretto per le attività culturali e la sostenibilità ambientale e innovazione sociale.

Da azioni gerarchiche di capacity building ad azioni sviluppate dal basso. Perché non valorizzare l’approccio “The Medici Effect”?

Le strategie di capacitazione amministrativa dei beneficiari degli interventi della politica di coesione, tradizionalmente, sono caratterizzate da un approccio fortemente gerarchico (“top down”) e trascurano i meccanismi di apprendimento a livello locale e gli spontanei scambi di conoscenze fra beneficiari degli interventi (stakeholder locali).
Il post propone di passare da un modello “top down” (gerarchico) di trasferimento di conoscenze (in cui una mano sta sopra e “dona” delle competenze a quella che sta sotto) a un modello policentrico in cui tutti coloro che vi aderiscono lo fanno su un piano di parità e (i) hanno l’umiltà di riconoscere che tutti, anche gli operatori più fragili, possono sviluppare delle competenze specifiche e, quindi, non è fruttuoso impostare i processi di trasferimento di competenze come meccanismi unidirezionali; (ii) affrontano la sfida difficilissima di identificare le giuste “intersezioni” di competenze utili per migliorare procedure attuative ed efficacia dei progetti che derivano da organizzazioni e discipline diverse, in cui mettere a fattor comune la pluralità di competenze disponibile in un dato territorio. Si tratta di valorizzare, mutatis mutandis, l’approccio “The Medici Effect” di Frans Johansson all’analisi dei processi di innovazione e delle caratteristiche degli ecosistemi innovativi più performanti.

Fondo Europeo di Sviluppo Regionale 2028 – 2034: più leadership tecnologica e meno coesione?

Le proposte ufficiali della Commissione sulle politiche strutturali “a gestione concorrente”, sull’abbrivio di «Regolamento STEP” del 2024 e proposta di “modernizzazione della politica di coesione” del 2025, indirizzano gli interventi del periodo 2028-2034 del FESR su nuove priorità strategiche, fra cui spiccano “leadership tecnologica” in settori strategici (incluso quello dello spazio), capacità di difesa, sicurezza economica e mobilità militare. Il post rimarca che, pertanto, è opportuno interrogarsi sulla compatibilità di interventi che insistono su settori e/o ecosistemi industriali e tecnologie fortemente avanzate con gli obiettivi di riduzione dei divari territori di sviluppo, che costituiscono il fondamento politico e giuridico della politica di coesione. Questo aspetto è particolarmente significativo per il policy field 3b.1 Rafforzare la base industriale della difesa dell’UE e la mobilità militare e, più in generale, per gli interventi a sostegno dello sviluppo e della fabbricazione delle tecnologie strategiche critiche della STEP e delle capacità di difesa.

Sostenere le capacità di difesa e la sicurezza dell’Unione con il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale 2028 – 2034

Le proposte ufficiali sulla politica di coesione 2028-2034 prevedono, inter alia, l’inserimento di un “nuovo” Obiettivo Specifico 3b Capacità di difesa e sicurezza, articolato in tre policy field che sono ampiamente coerenti con la Strategia europea per l’Unione della preparazione presentata il 26 marzo 2025, che include trenta azioni-chiave, come già rimarcato nel precedente post.
Il nuovo post di oggi, per amor di precisione, ricorda che tutti gli operatori che si occupano di Fondi Strutturali hanno comunque già iniziato a ragionare su quali operazioni (investimenti pubblici e privati) si possano finanziare nell’ambito dei nuovi policy field dell’OS 3b Capacità di difesa e sicurezza nel corso del “riesame” di medio termine dei Programmi 2021-2027 concluso a fine 2025. Infatti, il “riesame intermedio” ha introdotto degli Obiettivi Specifici per il FESR 21-27 già in linea con due dei tre policy field dell’OS 3b Capacità di difesa e sicurezza dei Piani di Partenariato Nazionali e Regionali 2028-2034. Solo per il policy field 3b.3 sulla sicurezza non si riscontrano Obiettivi Specifici della programmazione in corso pertinenti.

Nuovi ambiti di policy del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale 2028 – 2034 e nuove azioni di capacity building

Il breve articolo fornisce degli esempi concreti sull’esigenza, su cui ho insistito recentemente sul blog, di effettuare una attenta riflessione sulle possibili modifiche alle strategie di capacitazione amministrativa di soggetti gestori e beneficiari degli interventi della futura politica di coesione.
Le proposte ufficiali sulla politica di coesione 2028-2034 prevedono, inter alia, l’inserimento di un “nuovo” Obiettivo Specifico 3b Sostenere le capacità di difesa e la sicurezza, articolato in tre policy field che sono ampiamente coerenti con la Strategia europea per l’Unione della preparazione presentata il 26 marzo 2025, che include trenta azioni-chiave.
Al momento, quindi, si dispone dell’elenco completo di azioni-chiave, ma non è ancora possibile individuare un novero completo di possibili operazioni finanziabili.
Le azioni di capacity building, pertanto, dovrebbero spostare il loro focus dalla fase di attuazione (ampiamente coperta, tradizionalmente, da tali azioni) alla fase di formulazione strategica degli interventi, per aiutare i programmatori nazionali e regionali ad operare scelte di lungo periodo più oculate su questo “nuovo” OS 3b. Questo significa che, peraltro, in questa fase le azioni di capacitazione debbono essere indirizzate ai decisori politici (i quali, probabilmente, non sanno neanche come sia fatta la Strategia europea per l’Unione della preparazione) e alle figure apicali di Ministeri e Amministrazioni regionali.

Azioni gerarchiche di capacity building e meccanismi di apprendimento a livello locale

Per la programmazione e l’attuazione degli interventi della politica di coesione sono previste rilevanti novità nel periodo 2028-2034. Pertanto, si impone una riflessione anche su possibili modifiche alle strategie di capacitazione amministrativa di soggetti gestori e beneficiari degli interventi della futura politica di coesione.
Il primo aspetto da considerare è che esse sono caratterizzate da un approccio fortemente gerarchico (top down). In particolare, le strategie di capacity building della Commissione (che possono anche essere strutturate come azioni di coordinamento di organizzazioni della PA che si collocano su diversi livelli giurisdizionali e/o che presidiano diversi ambiti di politica economica), generalmente, ancor prima che a trasferire competenze e buone prassi a organizzazioni pubbliche che si collocano su livelli giurisdizionali sotto-ordinate, sono intese a implementare una deliberata azione di enforcement di: (i) interventi di policy deliberati a livello di UE; (ii) pratiche amministrative deliberate a livello di UE con Direttive e/o Regolamenti. Pertanto, non vi è da sorprendersi del fatto che le strategie di capacity building trascurino i meccanismi di apprendimento a livello locale e gli spontanei scambi di conoscenze fra gli stakeholders.

Capacità di assorbimento dei Fondi Strutturali, azioni di capacity building e meccanismi di apprendimento a livello locale

L’efficacia delle strategie di capacity building per sostenere la performance degli interventi cofinanziati dai Fondi Strutturali del corrente periodo di programmazione potrebbe essere penalizzata dalla scarsa considerazione di almeno tre elementi molto rilevanti: (i) le diverse esigenze di rafforzamento delle competenze che riguardano la fase di programmazione strategica e quelle di attuazione; (ii) l’esigenza di diversificare le attività di rafforzamento delle competenze degli operatori pubblici e di affiancamento operativo a seconda di macro-tipologie e tipologie di azioni; (iii) la mancanza, in genere, di un’analisi approfondita sui meccanismi di apprendimento a livello locale e, quindi, sui meccanismi di diffusione spaziale e temporale delle conoscenze. In estrema sintesi, questo significa che sull’abbrivio di richieste e Linee Guida della Commissione, anche per il periodo 2021-2027 sono state elaborate delle strategie strutturate di capacity building basate su trasferimenti di competenze “dall’esterno” (e servizi di assistenza tecnica) senza tenere in debita considerazione meccanismi ed effetti di apprendimento spontanei o auto-organizzati a livello locale.

Il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale 2028-2034, la coerenza degli interventi con il quadro di policy europeo e il ruolo delle Regioni

Il breve articolo propone una breve riflessione sul Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) nel periodo 2028-2034, sulla coerenza degli interventi finanziati con il quadro di policy europeo e sul ruolo delle Regioni. Com’è noto, a partire dal periodo 2000-2006 in Italia sono stati attuati Programmi Regionali e Programmi Nazionali (tematici). Questo quadro dei Programmi potrebbe mutare ampiamente nel periodo 2028-2034 alla luce della proposta di un unico Piano di Partenariato Nazionale e Regionale (PPNR) che non solo farebbe venire meno i Programmi Regionali FESR e FSE, ma che includerebbe anche le altre politiche strutturali cofinanziate con Fondi dell’UE “a gestione concorrente”. Vi è il rischio, quindi, di un forte ridimensionamento del ruolo delle Regioni in sede di programmazione strategica, ossia nella fase di formulazione del PPNR. Inoltre, viene ampliato il novero dei policy field che dovrebbe essere sostenuti dal FESR e alcuni di questi costituiscono una novità assoluta per la programmazione dei Fondi Strutturali.
A fronte di questi rilevanti cambiamenti, è tempo di chiedersi come dovrebbe cambiare l’approccio delle Regioni alla programmazione degli interventi di sviluppo regionale (di cui discutere poi in dei tavoli tecnici e istituzionali nazionali per farli inserire nel PPNR) e anche come dovrebbero cambiare, di riflesso, le attività di assistenza tecnica e di capacitazione istituzionale (a favore dei programmatori regionali e dei beneficiari).