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Nuovi ambiti di policy del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale 2028 – 2034 e nuove azioni di capacity building

Il breve articolo fornisce degli esempi concreti sull’esigenza, su cui ho insistito recentemente sul blog, di effettuare una attenta riflessione sulle possibili modifiche alle strategie di capacitazione amministrativa di soggetti gestori e beneficiari degli interventi della futura politica di coesione.
Le proposte ufficiali sulla politica di coesione 2028-2034 prevedono, inter alia, l’inserimento di un “nuovo” Obiettivo Specifico 3b Sostenere le capacità di difesa e la sicurezza, articolato in tre policy field che sono ampiamente coerenti con la Strategia europea per l’Unione della preparazione presentata il 26 marzo 2025, che include trenta azioni-chiave.
Al momento, quindi, si dispone dell’elenco completo di azioni-chiave, ma non è ancora possibile individuare un novero completo di possibili operazioni finanziabili.
Le azioni di capacity building, pertanto, dovrebbero spostare il loro focus dalla fase di attuazione (ampiamente coperta, tradizionalmente, da tali azioni) alla fase di formulazione strategica degli interventi, per aiutare i programmatori nazionali e regionali ad operare scelte di lungo periodo più oculate su questo “nuovo” OS 3b. Questo significa che, peraltro, in questa fase le azioni di capacitazione debbono essere indirizzate ai decisori politici (i quali, probabilmente, non sanno neanche come sia fatta la Strategia europea per l’Unione della preparazione) e alle figure apicali di Ministeri e Amministrazioni regionali.

I ritardi di spesa dei Fondi Strutturali 2014-2020 e la qualità dei progetti

Il post indaga brevemente sui ritardi nella spesa dei Fondi Strutturali 2014-2020. Le principali criticità, una volta di più, sembrano coinvolgere soprattutto la sfera decisionale politica (e le classi dirigenti del Paese in generale), anche se non mancano criticità varie sul piano amministrativo, in quanto:
 i Fondi Strutturali, in Italia, continuano a essere considerati più uno strumento per creare e consolidare costituencies che non una leva per avviare processi di sviluppo strutturale;
 si continuano a tollerare (nonostante i grandi annunci pubblici) corruzione e pratiche collusive, che distorcono le modalità di selezione delle proposte progettuali e, inevitabilmente, vanno a detrimento delle forze produttive e sociali più innovative.

I fondi europei come strumento di stabilizzazione delle aspettative. Ma non in Italia

Economia calma - mare

Il post evidenzia due aspetti: (i) i fondi europei, specialmente quelli strutturali e per le politiche strutturali della pesca e in campo agricolo, possono contribuire fortemente a stabilizzare le aspettative degli operatori economici, in forza del principio di programmazione pluriennale di tali fondi; (ii) per come si sta sviluppano la programmazione 2014-2020 in Italia, sfortunatamente, si può esprimere il fondato dubbio che anche nel nuovo ciclo questa funzione di stabilizzazione delle aspettative sarà modesta.
Inevitabilmente, questo secondo aspetto inciderà negativamente sia sulla ripresa degli investimenti reali interni, sia sull’attrazione di investimenti dall’estero.

I fondi europei 2014-2020 e la programmazione italiana 2016-2020

Presidenza del Consiglio

Il post indaga brevemente sui ritardi nella chiusura del negoziato con la Commissione sui Programmi nazionali e regionali per l’utilizzo dei fondi europei 2014-2020. Le principali criticità, una volta di più, sembrano coinvolgere soprattutto la sfera decisionale politica (e le classi dirigenti del Paese in generale), anche se non mancano criticità varie sul piano amministrativo, in quanto:
(i) i Fondi Strutturali, in Italia, continuano a essere considerati più uno strumento per creare e consolidare costituencies che non una leva per avviare processi di sviluppo strutturale;
(ii) la programmazione e la gestione degli interventi cofinanziati dai Fondi Strutturali, sia a livello centrale sia a livello regionale, registra ad ogni cambio di governo delle deleterie battute d’arresto;
(iii) si continuano a tollerare (nonostante i proclami e i grandi annunci pubblici) corruzione e pratiche collusive, che distorcono le modalità di selezione delle proposte progettuali e, inevitabilmente, vanno a detrimento delle forze produttive e sociali più innovative.