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Piani di Partenariato Nazionale e Regionale 2028-2034: sfide a cui intendendono rispondere e obiettivi perseguiti

I Piani di Partenariato Nazionale e Regionale (PPNR) per la programmazione 2028-2034 dei Fondi “territoriali” dell’UE debbono essere elaborati sulla base del template riportato nell’Allegato V alla proposta di regolamento quadro del 16 luglio 2025 (COM(2025) 565) che è suddiviso in due Titoli (uno sulla strategia generale e uno sui singoli Capitoli).
Questo post propone un focus sulla Parte 1 del Titolo I (“Sfide cui intende rispondere il Piano e obiettivi perseguiti”), che si articola in undici Sezioni. La prima Sezione della Parte 1 richiede di illustrare il contributo del Piano al conseguimento di tutti gli Obiettivi Specifici dei PPNR 2028-2034, tenendo conto delle “sfide” specifiche dello Stato Membro interessato.
Ribadisco in questo post che la questione delle “sfide” (si vedano le Sezioni 2 – 4 della Parte 1) è quella che rende conto della vera natura dei PPNR e della loro distanza siderale con gli obiettivi della politica di coesione e con l’approccio bottom-up che la dovrebbe caratterizzare. I PPNR non muovono da un’analisi dei fabbisogni dei vari territori e da una analisi delle loro “sfide”. I PPNR muovono dalle proposte top-down di “sfide” di taglio macroeconomico approvate dal Consiglio nell’ambito del “semestre europeo” e gli Stati, di fatto, devono attuare i Piani per fronteggiare solo le “sfide” top-down decise a Bruxelles.
I PPNR, pertanto, sono impostati dalla Commissione come strumenti per vincolare gli Stati Membri a dare corso alle politiche europee – generali e settoriali – concordate a Bruxelles, secondo un approccio top-down che stride ampiamente con la natura squisitamente bottom-up delle politiche strutturali di sviluppo dell’UE (politica di coesione, politica di sviluppo rurale e politica per le zone dipendenti dalla pesca e dall’acquacoltura).

I vincoli alla nuova politica industriale “dirigista” dell’UE

Negli ultimi anni anche per l’UE si può parlare di un “ritorno della politica industriale”, da inquadrare come una politica “dirigista” intesa a modificare strutture produttive e traiettorie tecnologiche e produttive.
Il post discute i vincoli che incontra l’Esecutivo europeo nell’attuazione di una politica industriale dirigista – che sono vincoli politico-istituzionali e di finanza pubblica – e le scelte fatte dalla Commissione, negli anni più recenti, per aggirare tali vincoli. La Strategic Technologies for Europe Platform (STEP), essendo una piattaforma “di finanziamento”, si può considerare, nella fase attuale, il principale strumento per aggirare i vincoli di finanza pubblica.