Il negoziato sui Piani di Partenariato Nazionali e Regionali 2028-2034 al termine della Presidenza di turno cipriota

Il “testo di compromesso parziale” sulla proposta di regolamento-quadro sul Fondo “unico” per le politiche strutturali 2028-2034 e sui Piani di Partenariato Nazionali e Regionali (PPNR) rilasciato dal Consiglio il 16 giugno 2026 propone delle interessanti modifiche alla formulazione degli Obiettivi Generali, degli Obiettivi Specifici e dei policy field dei PPNR. Ciò detto, personalmente resto perplesso su due aspetti: (i) gli Obiettivi Generali continuano ad essere fortemente coerenti con il piano di lavoro per la legislatura europea 2024-2029 della Commissione von der Leyen II e molto meno con gli obiettivi istituzionali delle politiche strutturali (questo fa venire il dubbio che i PPNR siano pensati dai decisori politici europei più come strumenti di enforcement delle direttrici strategiche dell’UE che come strumenti per lo sviluppo strutturale dei territori europei più fragili); (ii) il “quadro degli obiettivi” ex art. 2 ed ex art. 3 non si può assolutamente considerare in linea con il c.d. Approccio di Quadro Logico, che prevede che programmi pluriennali di politica economica e progetti siano elaborati sulla base die relazioni di mutua coerenza, secondo una logica “if then”, fra diversi livelli di obiettivi. In altri termini, Obiettivi Generali e Obiettivi Specifici appaiono come dei meri contenitori e non come dei veri livelli logici di una possibile “catena del cambiamento”.

Piani di Partenariato Nazionali e Regionali 2028 – 2034, interventi a sostegno della cultura e rilancio del New European Bauhaus

La Commissione Europea, lo scorso 16 dicembre, a latere dell’Iniziativa Affordable housing ha presentato due documenti ufficiali intesi a rilanciare il New European Bauhaus (NEB).
Il NEB può fornire un supporto rilevante alla sperimentazione di Azioni sociali innovative nel campo della cultura, in particolare all’avvio e al consolidamento di forme di auto-organizzazione sociale che hanno per oggetto la valorizzazione del patrimonio artistico-culturale che, in analogia ad altre forme di auto-organizzazioni intese a valorizzare dei beni comuni, si potrebbero definire “comunità culturali”.
Questo è particolarmente vero nelle “aree interne” che annoverano fra i principali asset il patrimonio culturale e possono fare leva sulle tradizioni artigiane e culturali locali e sull’attenzione per la sostenibilità ambientale – promossa indirettamente dal NEB – per attrarre visitatori e nuovi residenti.
Il nodo della questione è che, purtroppo, in Italia sembra mancare un dibattito articolato su promozione degli asset culturali nelle aree interne, funzioni del NEB di sostegno diretto e indiretto per le attività culturali e la sostenibilità ambientale e innovazione sociale.

Da azioni gerarchiche di capacity building ad azioni sviluppate dal basso. Perché non valorizzare l’approccio “The Medici Effect”?

Le strategie di capacitazione amministrativa dei beneficiari degli interventi della politica di coesione, tradizionalmente, sono caratterizzate da un approccio fortemente gerarchico (“top down”) e trascurano i meccanismi di apprendimento a livello locale e gli spontanei scambi di conoscenze fra beneficiari degli interventi (stakeholder locali).
Il post propone di passare da un modello “top down” (gerarchico) di trasferimento di conoscenze (in cui una mano sta sopra e “dona” delle competenze a quella che sta sotto) a un modello policentrico in cui tutti coloro che vi aderiscono lo fanno su un piano di parità e (i) hanno l’umiltà di riconoscere che tutti, anche gli operatori più fragili, possono sviluppare delle competenze specifiche e, quindi, non è fruttuoso impostare i processi di trasferimento di competenze come meccanismi unidirezionali; (ii) affrontano la sfida difficilissima di identificare le giuste “intersezioni” di competenze utili per migliorare procedure attuative ed efficacia dei progetti che derivano da organizzazioni e discipline diverse, in cui mettere a fattor comune la pluralità di competenze disponibile in un dato territorio. Si tratta di valorizzare, mutatis mutandis, l’approccio “The Medici Effect” di Frans Johansson all’analisi dei processi di innovazione e delle caratteristiche degli ecosistemi innovativi più performanti.

Fondo Europeo di Sviluppo Regionale 2028-2034: sostegno alle “tecnologie di difesa” e politiche industriali dal lato della domanda

Il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) 2028-2034 include quattro policy field direttamente serventi rispetto a obiettivi di competitività e di leadership tecnologica dell’Unione, fra cui policy field 3b.1 Rafforzare la base industriale della difesa dell’UE e la mobilità militare focalizzato sullo sviluppo e sulla fabbricazione di “tecnologie di difesa”.
Il post rimarca che, alla luce del fatto che la produzione di “tecnologie di difesa” è intesa a soddisfare, quasi integralmente, una domanda pubblica, vi sono due aspetti da approfondire meglio: (i) per sostenere sviluppo e fabbricazione di “tecnologie di difesa” è più ragionevole utilizzare gli strumenti dal lato della domanda, richiamati sinteticamente nel prospetto che chiude il post (in questa luce, si può considerare discutibile anche la scelta delle Autorità di Gestione dei Programmi 2021-2027, ampiamente dettata dalla Commissione, di utilizzare le risorse riallocate sui tre cluster iniziali della STEP attraverso interventi “dal lato dell’offerta”, scelta che è legata soprattutto all’obiettivo di spendere rapidamente stanziate e riprogrammate, piuttosto che a quello di riorientare la struttura industriale verso settori knowledge intensive ad alto valore aggiunto); (ii) stante la distinzione fra strumenti di politica industriale top down e strumenti la cui gestione può essere devoluta ad enti di governo sub-nazionali, i fattori alla base delle scelte sul decentramento di tali strumenti, che affondano le radici nelle lezioni della “teoria del federalismo fiscale”, di fatto vanno parzialmente accantonati alla luce delle implicazioni su sicurezza civile, militare e istituzionale del finanziamento di dispositivi tecnologici e prodotti per la difesa.

Politica di coesione 2028-2034 e cambiamenti strutturali comportati dalle tecnologie strategiche critiche della STEP

La Commissione propone per la programmazione 2028-2034 un deciso rafforzamento della “dimensione industriale” della politica di coesione. La “svolta industriale” proposta dalla Commissione, ovviamente, risente della crescente focalizzazione della politica industriale su “autonomia strategica aperta”, base industriale e tecnologica di difesa europea e prodotti e dispositivi tecnologici fortemente knowledge intensive e, per loro natura, trasversali rispetto alla classificazione dei settori di attività NACE-ATECO.
Ciò che manca è una proposta di “teoria del cambiamento” su come il sostegno previsto per prodotti e tecnologie knowledge intensive dovrebbe sostenere la competitività di tutte le regioni e, al tempo stesso, il catching up di quelle più arretrate. In particolare, manca una analisi di due elementi potenzialmente critici: (i) la natura fortemente knowledge intensive dei settori della STEP e di altri settori tecnologicamente molto avanzati (in primis quello dello spazio) può comportare che non tutte le imprese dei vari territori – specialmente quelle più piccole – e non tutti i territori siano in grado di “assorbire” certe innovazioni legate a “trasformazione digitale” e Intelligenza Artificiale; (ii) il loro sostegno, invece di concorrere a colmare i divari di sviluppo fra le varie regioni, potrebbe ingenerare meccanismi di polarizzazione produttiva e meccanismi che rafforzano i vantaggi competitivi della localizzazione in certe aree (economie di localizzazione o economie di urbanizzazione), a causa del numero relativamente limitato di imprese knowledge intensive – specialmente nel settore della difesa – e della loro concentrazione spaziale.

Politica di coesione 2028-2034, competitività e approccio Place-Based Industrial Policy

Fra le tante novità della programmazione dei Fondi Strutturali per il periodo 2028-2034 una delle più significative è il decisivo rafforzamento della sua “dimensione industriale”.
Il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, infatti, include quattro policy field direttamente serventi rispetto a obiettivi di competitività e di leadership tecnologica dell’Unione: PF 3a.2 Rafforzare la base industriale dell’UE; PF 3a.4 Trasformazione digitale; PF 3a.5 Ricerca, sviluppo e innovazione; PF 3b.1 Rafforzare la base industriale della difesa dell’UE e la mobilità militare.
La proposta della Commissione per una autentica “svolta industriale” della politica di coesione 2028-2034, specialmente con riferimento al policy field 3b.1 Rafforzare la base industriale della difesa dell’UE e la mobilità militare, presenta tre gravi mancanze: (i) non propone una seria analisi ex ante dei processi di cambiamento strutturali a livello di singole imprese, di organizzazione territoriale delle attività produttive, di catene del valore e di competitività relativa delle varie aree territoriali di tecnologie tanto avanzate e, di default, cross-cutting rispetto ai settori tradizionali e disruptive; (ii) trascura il fatto che la produzione di “tecnologie di difesa” è intesa a soddisfare, quasi integralmente, una domanda pubblica e, quindi, non si dovrebbe promuovere la loro produzione con incentivi dal lato dell’offerta, bensì attraverso una migliore gestione della domanda pubblica; (iii) trascura l’importanza dell’individuazione del livello giurisdizionale più pertinente rispetto alla programmazione dei vari strumenti di politica industriale e all’attuazione delle operazioni finanziate.

Fondo Europeo di Sviluppo Regionale 2028 – 2034: più leadership tecnologica e meno coesione?

Le proposte ufficiali della Commissione sulle politiche strutturali “a gestione concorrente”, sull’abbrivio di «Regolamento STEP” del 2024 e proposta di “modernizzazione della politica di coesione” del 2025, indirizzano gli interventi del periodo 2028-2034 del FESR su nuove priorità strategiche, fra cui spiccano “leadership tecnologica” in settori strategici (incluso quello dello spazio), capacità di difesa, sicurezza economica e mobilità militare. Il post rimarca che, pertanto, è opportuno interrogarsi sulla compatibilità di interventi che insistono su settori e/o ecosistemi industriali e tecnologie fortemente avanzate con gli obiettivi di riduzione dei divari territori di sviluppo, che costituiscono il fondamento politico e giuridico della politica di coesione. Questo aspetto è particolarmente significativo per il policy field 3b.1 Rafforzare la base industriale della difesa dell’UE e la mobilità militare e, più in generale, per gli interventi a sostegno dello sviluppo e della fabbricazione delle tecnologie strategiche critiche della STEP e delle capacità di difesa.

La Strategic Technologies for Europe Platform: una traccia per capire la sua influenza sugli interventi del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale 2028-2034

Per capire la possibile influenza della STEP sulla programmazione degli interventi del FESR 2028-2034 va rimarcato che il Regolamento “mini-omnibus della difesa” (Reg. (UE) 2025/2653) ha il grande merito di esplicitare in termini più chiari che mai come la strategia europea per la difesa ha il grande merito di esplicitare in termini più chiari che mai come la strategia europea per la difesa sia strutturata su due pilastri: (i) investimenti sulla competitività, con interventi di sostegno alla ricerca e all’innovazione sempre più orientati a tecnologie e prodotti dual-use e alla “strategia per l’industria europea della difesa”; (ii) investimenti sulla rete infrastrutturale ampiamente orientati alla preparedness, alla prevenzione e gestione dei rischi e alla difesa europea.
Muovendo da queste considerazioni, è evidente che fra i 13 policy field dei Piani di Partenariato Nazionali e Regionali 2028-2034 che verranno finanziati a valere sul FESR, quelli che verranno direttamente influenzati dalla Strategia europea per la sicurezza economica del 2023 e dal Regolamento STEP integrato a fine 2025 sono: (i) PF 3a.2 Rafforzare la base industriale dell’UE; (ii) PF 3a.4 Trasformazione digitale; (iii) PF 3a.5 Ricerca, sviluppo e innovazione; (iv) PF 3b.1 Rafforzare la base industriale della difesa e la mobilità militare nell’UE.
Questa considerazione vale soprattutto per il policy field 3b.1 “Rafforzare la base industriale della difesa dell’UE e la mobilità militare, in particolare sostenendo infrastrutture dual-use”.

La Strategia europea per la sicurezza economica e la Strategic Technologies for Europe Platform

Nel corso del I mandato di Ursula von der Leyen alla guida della Commissione (periodo 2019-2024) l’agenda di politica economica europea ha registrato: (i) il ritorno di una politica industriale “dirigista” che è fortemente orientata a indirizzare sistemi innovativi e riconfigurazione dei sistemi produttivi europei; (ii) la crescente centralità di “autonomia strategica aperta” e “capacità di difesa” nell’ambito della politica industriale dell’UE, a fronte del progressivo ridimensionamento del Green Deal europeo.
La Strategia europea per la sicurezza economica, presentata dalla Commissione e dall’Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza il 10 giugno 2023, si può considerare il principale catalizzatore della nuova fase della politica industriale del I mandato di Ursula von der Leyen alla guida della Commissione, più attenta ad “autonomia strategica aperta” e “capacità di difesa”.
In questa prospettiva, il Regolamento che istituisce la Strategic Technologies for Europe Platform – STEP (Reg. (UE) 2024/795) va inquadrato non tanto come una piattaforma di politica economica, bensì come una piattaforma di finanziamento della Strategia per la sicurezza economica e di una politica industriale europea sempre più orientata a sostenere base industriale e tecnologica di difesa europea e decarbonizzazione dei processi produttivi. Strategia per la sicurezza economica e STEP sono destinate a influenzare ampiamente sia il quadro di policy generale dell’UE che la politica di coesione 2028-2034, segnatamente gli interventi del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale.