Azioni gerarchiche di capacity building e meccanismi di apprendimento a livello locale

Per la programmazione e l’attuazione degli interventi della politica di coesione sono previste rilevanti novità nel periodo 2028-2034. Pertanto, si impone una riflessione anche su possibili modifiche alle strategie di capacitazione amministrativa di soggetti gestori e beneficiari degli interventi della futura politica di coesione.
Il primo aspetto da considerare è che esse sono caratterizzate da un approccio fortemente gerarchico (top down). In particolare, le strategie di capacity building della Commissione (che possono anche essere strutturate come azioni di coordinamento di organizzazioni della PA che si collocano su diversi livelli giurisdizionali e/o che presidiano diversi ambiti di politica economica), generalmente, ancor prima che a trasferire competenze e buone prassi a organizzazioni pubbliche che si collocano su livelli giurisdizionali sotto-ordinate, sono intese a implementare una deliberata azione di enforcement di: (i) interventi di policy deliberati a livello di UE; (ii) pratiche amministrative deliberate a livello di UE con Direttive e/o Regolamenti. Pertanto, non vi è da sorprendersi del fatto che le strategie di capacity building trascurino i meccanismi di apprendimento a livello locale e gli spontanei scambi di conoscenze fra gli stakeholders.

Capacità di assorbimento dei Fondi Strutturali, azioni di capacity building e meccanismi di apprendimento a livello locale

L’efficacia delle strategie di capacity building per sostenere la performance degli interventi cofinanziati dai Fondi Strutturali del corrente periodo di programmazione potrebbe essere penalizzata dalla scarsa considerazione di almeno tre elementi molto rilevanti: (i) le diverse esigenze di rafforzamento delle competenze che riguardano la fase di programmazione strategica e quelle di attuazione; (ii) l’esigenza di diversificare le attività di rafforzamento delle competenze degli operatori pubblici e di affiancamento operativo a seconda di macro-tipologie e tipologie di azioni; (iii) la mancanza, in genere, di un’analisi approfondita sui meccanismi di apprendimento a livello locale e, quindi, sui meccanismi di diffusione spaziale e temporale delle conoscenze. In estrema sintesi, questo significa che sull’abbrivio di richieste e Linee Guida della Commissione, anche per il periodo 2021-2027 sono state elaborate delle strategie strutturate di capacity building basate su trasferimenti di competenze “dall’esterno” (e servizi di assistenza tecnica) senza tenere in debita considerazione meccanismi ed effetti di apprendimento spontanei o auto-organizzati a livello locale.

Il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale 2028-2034, la coerenza degli interventi con il quadro di policy europeo e il ruolo delle Regioni

Il breve articolo propone una breve riflessione sul Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) nel periodo 2028-2034, sulla coerenza degli interventi finanziati con il quadro di policy europeo e sul ruolo delle Regioni. Com’è noto, a partire dal periodo 2000-2006 in Italia sono stati attuati Programmi Regionali e Programmi Nazionali (tematici). Questo quadro dei Programmi potrebbe mutare ampiamente nel periodo 2028-2034 alla luce della proposta di un unico Piano di Partenariato Nazionale e Regionale (PPNR) che non solo farebbe venire meno i Programmi Regionali FESR e FSE, ma che includerebbe anche le altre politiche strutturali cofinanziate con Fondi dell’UE “a gestione concorrente”. Vi è il rischio, quindi, di un forte ridimensionamento del ruolo delle Regioni in sede di programmazione strategica, ossia nella fase di formulazione del PPNR. Inoltre, viene ampliato il novero dei policy field che dovrebbe essere sostenuti dal FESR e alcuni di questi costituiscono una novità assoluta per la programmazione dei Fondi Strutturali.
A fronte di questi rilevanti cambiamenti, è tempo di chiedersi come dovrebbe cambiare l’approccio delle Regioni alla programmazione degli interventi di sviluppo regionale (di cui discutere poi in dei tavoli tecnici e istituzionali nazionali per farli inserire nel PPNR) e anche come dovrebbero cambiare, di riflesso, le attività di assistenza tecnica e di capacitazione istituzionale (a favore dei programmatori regionali e dei beneficiari).

La nuova Iniziativa Affordable housing e il rilancio del New European Bauhaus

La Commissione, lo scorso 16 dicembre, a latere dell’Iniziativa Affordable housing ha presentato due documenti ufficiali intesi a rilanciare il New European Bauhaus (NEB): la Comunicazione COM(2025) 1026 dal titolo molto significativo “From vision to implementation” e la Comunicazione COM(2025) 1027 recante una Proposta di Raccomandazione del Consiglio sul NEB.
Il 12 novembre 2025 la Commissione aveva anche varato la “bussola per la cultura” (Culture Compass for Europe).
Francamente non è facile capire cosa sia, oggi, veramente il nuovo Bauhaus europeo. Se si esaminano congiuntamente messaggio inziale della Comunicazione COM(2025) 1026 e titolo e descrizione del nuovo Bauhaus sia nella Comunicazione sulla “bussola per la cultura” (12 novembre 2025), che in quella su Affordable housing (16 dicembre 2025), sembra delinearsi, nella fase attuale, un triplice ruolo.
Approfondire le possibili funzioni del NEB è importante in quanto le due Comunicazioni intese a rilanciarlo si profilano come la base operativa per indirizzare gli interventi di sostegno e l’allocazione delle risorse pubbliche per il settore culturale negli anni a venire.

La storia infinita della STEP: il Reg. (UE) 2025/2653, la STEP Plus e il negoziato sul Fondo Europeo di Sviluppo Regionale 2028-2034

Il Reg. (UE) 2025/2653 del 19 dicembre 2025, che disciplina “l’incentivazione di investimenti nel settore della difesa per attuare il piano ReArm Europe” si limita a emendare i Regolamenti di alcuni Programmi già operativi per indirizzare maggiormente le loro azioni verso gli obiettivi di autonomia strategica e di difesa e prontezza militare. Viene anche modificata la Strategic Technologies for Europe Platform (STEP), con l’inserimento di un quarto cluster di tecnologie strategiche per sostenere l’industria europea della difesa (“tecnologie di difesa”).
Si tratta di un cambiamento della STEP non di poco conto. Il Regolamento sulla STEP ha inciso ampiamente sul “riesame intermedio” dei Programmi FESR 2021-2027. Ma il “riesame intermedio” è ormai terminato. Pertanto, sarebbe opportuna una riflessione di decisori politici – nazionali e regionali – e Autorità di Gestione dei Programmi FESR su almeno due aspetti: (i) in che misura il Reg. (UE) 2025/2653 nel suo complesso e la modifica alla STEP potrebbero influenzare l’attuazione degli interventi del FESR nello scorcio finale della programmazione; (ii) in che misura incideranno sul negoziato sui Fondi Strutturali 2028-2034 e, più specificamente, sugli interventi del FESR, specialmente quelli che nel periodo 2028-2034 sosterranno strategia per l’industria europea della difesa e preparedness.

Le ragioni delle modifiche del Reg. (UE) 2025/2653 al Programma Europa Digitale

Il Reg. (UE) 2025/2653 del 19 dicembre 2025, che disciplina “l’incentivazione di investimenti nel settore della difesa nell’ambito del bilancio dell’UE per attuare il piano ReArm Europe”, si configura come un regolamento “enabler”, nel senso che, analogamente al Regolamento sulla STEP (Reg. (UE) 2024/795) si limita a emendare i Regolamenti di alcuni Programmi già operativi per indirizzare maggiormente le loro azioni verso gli obiettivi di autonomia strategica e di difesa e prontezza militare. I dispositivi di finanziamento che vengono modificati maggiormente sono: (i) la STEP (ne parlerò nel prossimo post del 25 gennaio); (ii) il Programma Europa Digitale.
Il focus di questo post è sulle modifiche al Programma Europa Digitale per due motivi: (i) potrebbero catalizzare i cambiamenti profondi che stanno interessando il settore delle telecomunicazioni; (ii) tali modifiche, insieme alle dinamiche di cambiamento strutturali del comparto delle telecomunicazioni e, più in generale, della sfera digitale, sono destinate a incidere ampiamente sul negoziato sugli interventi cofinanziati dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale nel periodo 2028-2034.

La strategia per la difesa europea: l’importanza del Reg. (UE) 2025/2653

Il Reg. (UE) 2025/2653 del 19 dicembre 2025 – “mini-omnibus della difesa” – che disciplina “l’incentivazione di investimenti nel settore della difesa nell’ambito del bilancio dell’UE per attuare il piano ReArm Europe” è assolutamente un “segno dei tempi”, dato che è permeato dalla nuova priorità trasversale della politica europea che è il rafforzamento della capacità di difesa. Inoltre, ha il merito di esplicitare in termini più chiari che mai come la strategia europea per la difesa sia strutturata su due pilastri: (i) investimenti sulla competitività con interventi di sostegno alla ricerca e all’innovazione sempre più orientati a tecnologie e prodotti dual-use e alla “strategia per l’industria europea della difesa” (European Defence Industry Strategy – EDIS); (ii) investimenti sulla rete infrastrutturale sempre più orientati alla preparedness, alla sicurezza europea e alla difesa. Tali pilastri, di fatto, si possono considerare come delle autentiche direttrici strategiche delle politiche europee. Questo significa che le modifiche introdotte da questo Regolamento al novero delle azioni sostenute da diversi strumenti di finanziamento dell’UE dovrebbero influenzare ampiamente lo spettro delle azioni finanziabili dal FESR 2028-2034.

Politica di coesione e strategia europea per la sicurezza economica

Il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), nel periodo 2028-20234, sarà parte del Fondo “unico” per le politiche strutturali e finanzierà OS 3a Promuovere la prosperità sostenibile dell’Unione in tutte le regioni e OS 3b Promuovere la sicurezza e le capacità di difesa dell’Unione in tutte le regioni dei Piani di Partenariato Nazionali e Regionali (PPNR) di ciascun Stato Membro.
Il nuovo OS 3b Promuovere la sicurezza e le capacità di difesa dell’Unione in tutte le regioni è un elemento di novità assoluto per la politica di coesione e deve essere ancora “costruito”. A tal fine vanno via via esaminate le nuove proposte in materia di sicurezza e capacità di difesa dell’UE. In questa luce, un autentico faro è costituito dalla recente Iniziativa per la Sicurezza economica dell’UE (presentata il 3 dicembre scorso). Esaminandola, mi pare che i tre policy field dell’OS 3b siano coerenti con le aree prioritarie di intervento di tale Iniziativa. Di converso, non sono affatto coerenti con gli obiettivi di riequilibrio territoriale e di “sviluppo armonioso dell’insieme dell’Unione” sanciti dall’art. 174 del TFUE, che sono la vera base portante della politica di coesione.

Promozione della capacità di sicurezza e difesa dell’UE e Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale 2028-2034

Il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), nel periodo 2028-20234, sarà parte del Fondo “unico” per le politiche strutturali e finanzierà OS 3a Promuovere la prosperità sostenibile dell’Unione in tutte le regioni e OS 3b Promuovere la sicurezza e le capacità di difesa dell’Unione in tutte le regioni dei Piani di Partenariato Nazionali e Regionali (PPNR) di ciascun Stato Membro (e anche delle azioni di capacitazione istituzionale).
L’OS 3a si colloca nel solco della politica di coesione come conosciuta finora, mentre l’OS 3b concorrerà a dare corso alla “strategia per la sicurezza economica” recentemente rilanciata. Il post pone in luce come i due Obiettivi Specifici sono ampiamente diversi sotto diversi punti di vista, fra cui spiccano la quasi impossibilità, nel caso degli interventi dell’OS 3b, di delegarne la programmazione e l’attuazione ad enti sub-statali e di rispettare le disposizioni che richiedono ad Autorità di Programma e beneficiari di rendere conto dell’utilizzo delle risorse assegnate con la massima trasparenza.