1. Se lo scorso decennio è stato quello della “digitalizzazione” dei sistemi formativi e delle attività didattiche, quello in corso, come ricordavo nel precedente post, è certamente il decennio della diffusione dell’Intelligenza Artificiale anche nel sistema dell’istruzione. [1]
L’UE da diversi anni indirizza l’applicazione nei processi formativi di strumenti di supporto all’insegnamento digitali (in genere indicati come Educational Technologies) e di sistemi di Intelligenza Artificiale (IA) predittiva e generativa.
Il principale documento di indirizzo strategico e operativo è il Piano di azione per l’istruzione digitale 2021-2027 (si veda la Comunicazione della Commissione COM(2020) 624).
Nell’ambito di questo Piano la Commissione ha pubblicato diverse guide sull’uso di strumenti digitali, sull’insegnamento dell’informatica e anche sull’uso di sistemi di IA predittiva e generativa.
Nel giugno di quest’anno, inoltre, è stato presentato il framework di riferimento dell’UE per l’uso dell’IA nelle attività educative, sviluppato dalla Commissione in collaborazione con l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), denominato Artificial Intelligence Literacy framework (AILit framework).
2. La Commissione, il 22 settembre, ha presentato due nuovi contributi molto utili su questi temi (arricchiti con un set di dati statistici alquanto articolato):
• Istruzione digitale a scuola in Europa 2026: colmare le lacune in termini di accesso, insegnamento e apprendimento;
• Amico o nemico? Evidenze sull’uso dell’Intelligenza Artificiale generativa nell’apprendimento e nell’insegnamento.
3. Il contributo sull’utilizzo dei sistemi di IA rimarca che “la straordinaria capacità dell’IA generativa di riassumere e spiegare informazioni complesse potrebbe modificare in modo significativo le modalità di accesso alla conoscenza da parte degli studenti e mettere in discussione le convinzioni tradizionali relative all’acquisizione del sapere, al pensiero critico e alla valutazione all’interno dei sistemi scolastici nazionali. La capacità di questa tecnologia di riassumere testi, ad esempio, potrebbe far dubitare dell’adeguatezza degli attuali programmi di scrittura: non è più scontato, infatti, che i sistemi educativi possano continuare a insegnare la scrittura secondo i metodi tradizionali, ora che l’IA generativa è in grado di contribuire a perfezionare le idee e a tradurle in testi ben strutturati” (v. p. 4).
Esso è articolato in quattro sezioni:
• implicazioni di sistema dell’utilizzo dell’IA;
• implicazioni per gli studenti;
• implicazioni per i docenti;
• implicazioni per i genitori.
4. La sezione sulle implicazioni per gli studenti riporta dei dati aggiornati dall’Eurostat al 5 giugno 2026 sull’utilizzo fra i giovani europei per finalità educative (anche se va detto che non viene chiarito se si fa riferimento all’utilizzo durante le attività curricolari presso scuole o istituzioni di istruzione terziaria, oppure anche al loro utilizzo autonomo in attività extra-curricolari e, quindi, non guidato da docenti o tutor).
5. Come si evince dai dati riportati nella tabella inserita nella figura che segue, in tutti gli Stati Membri 4 giovani di età compresa fra i 16 e i 24 anni su 10, nel 2025, hanno utilizzato i sistemi di IA per supportare l’attività educativa. La Spagna è il Paese in cui vengono utilizzati maggiormente (è usato da oltre il 59% dei giovani in questa classe di età). In Italia è stata utilizzata da poco più del 32% dei giovani.
Se, tuttavia, si considerano i dati sul loro utilizzo nei tre mesi antecedenti alla rilevazione, il dato per l’Italia è ben superiore (circa 7 giovani su 10 hanno utilizzato l’IA).
Se si pongono a confronto i dati relativi ai giovani fra 16 e 24 anni e a quelli nella fascia di età più ristretta 16-19 anni, emerge chiaramente che sono soprattutto i teenagers quelli fortemente aperti a un crescente uso dell’IA per migliorare i processi di apprendimento (la quota dei giovani in questa fascia di età che utilizzo l’IA sale a circa il 50% a livello di intera UE e al 40% in Italia).
Analogamente a quanto evidenziato poc’anzi, se si esaminano i dati sul loro utilizzo nei tre mesi antecedenti alla rilevazione il dato per l’Italia è ben più elevato di quello relativo all’intero 2025 e superiore a quello medio rilevato per l’intera UE.
Si può concludere che, quindi, l’utilizzo dell’IA nei processi educativi in Italia si è diffuso meno rapidamente che non in altri Paesi europei, ma che ormai è entrato nella sua fase di piena espansione.
Fig. 1 – Utilizzo dei sistemi di IA per finalità educative da parte dei giovani europei
6. I dati Eurostat relativi all’uso dell’IA fra giovani di età compresa fra i 16 e i 19 anni nel 2025 disaggregati per genere (si veda la figura che segue) evidenziano chiaramente una maggiore propensione ad usare l’IA fra le ragazze. Il divario di genere (a favore delle ragazze) è particolarmente sensibile nel nostro Paese. [2]
7. Il contributo sull’uso dell’IA generativa, quindi, riporta sia dei dati aggiornati dell’Eurostat che tratti da indagine campionarie ad hoc, che danno conto in termini oggettivi di un’espansione del ricorso all’IA nei processi educativi fin qui ampiamente narrata nelle Linee Guida in materia della Commissione, ma ancora poco documentata con dati statistici. Questo è un grande passo in avanti. Come sottolinea lo stesso report della Commissione, a questo punto il passo successivo è quello di effettuare valutazioni quantitative degli effetti dell’utilizzo di sistemi di IA sul rendimento scolastico.
Fig. 2 – Uso di sistemi di IA per l’istruzione formale nel 2025 fra i giovani di età dai 16 ai 19 anni
nell’UE e in Italia (dati disaggregati per genere)
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[1] Questo breve articolo è stato realizzato senza il supporto di strumenti di Intelligenza Artificiale.
[2] Nel report sull’uso dell’IA vengono riportati anche dei dati, non sempre disponibili per tutti gli Stati Membri, che rendono conto delle finalità specifiche di tale uso. Emerge come sia alquanto diffuso un uso finalizzato a sintetizzare testi lunghi o delle mappe concettuali.







