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Sostenere le capacità di difesa e la sicurezza dell’Unione con il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale 2028 – 2034

Le proposte ufficiali sulla politica di coesione 2028-2034 prevedono, inter alia, l’inserimento di un “nuovo” Obiettivo Specifico 3b Capacità di difesa e sicurezza, articolato in tre policy field che sono ampiamente coerenti con la Strategia europea per l’Unione della preparazione presentata il 26 marzo 2025, che include trenta azioni-chiave, come già rimarcato nel precedente post.
Il nuovo post di oggi, per amor di precisione, ricorda che tutti gli operatori che si occupano di Fondi Strutturali hanno comunque già iniziato a ragionare su quali operazioni (investimenti pubblici e privati) si possano finanziare nell’ambito dei nuovi policy field dell’OS 3b Capacità di difesa e sicurezza nel corso del “riesame” di medio termine dei Programmi 2021-2027 concluso a fine 2025. Infatti, il “riesame intermedio” ha introdotto degli Obiettivi Specifici per il FESR 21-27 già in linea con due dei tre policy field dell’OS 3b Capacità di difesa e sicurezza dei Piani di Partenariato Nazionali e Regionali 2028-2034. Solo per il policy field 3b.3 sulla sicurezza non si riscontrano Obiettivi Specifici della programmazione in corso pertinenti.

Nuovi ambiti di policy del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale 2028 – 2034 e nuove azioni di capacity building

Il breve articolo fornisce degli esempi concreti sull’esigenza, su cui ho insistito recentemente sul blog, di effettuare una attenta riflessione sulle possibili modifiche alle strategie di capacitazione amministrativa di soggetti gestori e beneficiari degli interventi della futura politica di coesione.
Le proposte ufficiali sulla politica di coesione 2028-2034 prevedono, inter alia, l’inserimento di un “nuovo” Obiettivo Specifico 3b Sostenere le capacità di difesa e la sicurezza, articolato in tre policy field che sono ampiamente coerenti con la Strategia europea per l’Unione della preparazione presentata il 26 marzo 2025, che include trenta azioni-chiave.
Al momento, quindi, si dispone dell’elenco completo di azioni-chiave, ma non è ancora possibile individuare un novero completo di possibili operazioni finanziabili.
Le azioni di capacity building, pertanto, dovrebbero spostare il loro focus dalla fase di attuazione (ampiamente coperta, tradizionalmente, da tali azioni) alla fase di formulazione strategica degli interventi, per aiutare i programmatori nazionali e regionali ad operare scelte di lungo periodo più oculate su questo “nuovo” OS 3b. Questo significa che, peraltro, in questa fase le azioni di capacitazione debbono essere indirizzate ai decisori politici (i quali, probabilmente, non sanno neanche come sia fatta la Strategia europea per l’Unione della preparazione) e alle figure apicali di Ministeri e Amministrazioni regionali.

Azioni gerarchiche di capacity building e meccanismi di apprendimento a livello locale

Per la programmazione e l’attuazione degli interventi della politica di coesione sono previste rilevanti novità nel periodo 2028-2034. Pertanto, si impone una riflessione anche su possibili modifiche alle strategie di capacitazione amministrativa di soggetti gestori e beneficiari degli interventi della futura politica di coesione.
Il primo aspetto da considerare è che esse sono caratterizzate da un approccio fortemente gerarchico (top down). In particolare, le strategie di capacity building della Commissione (che possono anche essere strutturate come azioni di coordinamento di organizzazioni della PA che si collocano su diversi livelli giurisdizionali e/o che presidiano diversi ambiti di politica economica), generalmente, ancor prima che a trasferire competenze e buone prassi a organizzazioni pubbliche che si collocano su livelli giurisdizionali sotto-ordinate, sono intese a implementare una deliberata azione di enforcement di: (i) interventi di policy deliberati a livello di UE; (ii) pratiche amministrative deliberate a livello di UE con Direttive e/o Regolamenti. Pertanto, non vi è da sorprendersi del fatto che le strategie di capacity building trascurino i meccanismi di apprendimento a livello locale e gli spontanei scambi di conoscenze fra gli stakeholders.

Capacità di assorbimento dei Fondi Strutturali, azioni di capacity building e meccanismi di apprendimento a livello locale

L’efficacia delle strategie di capacity building per sostenere la performance degli interventi cofinanziati dai Fondi Strutturali del corrente periodo di programmazione potrebbe essere penalizzata dalla scarsa considerazione di almeno tre elementi molto rilevanti: (i) le diverse esigenze di rafforzamento delle competenze che riguardano la fase di programmazione strategica e quelle di attuazione; (ii) l’esigenza di diversificare le attività di rafforzamento delle competenze degli operatori pubblici e di affiancamento operativo a seconda di macro-tipologie e tipologie di azioni; (iii) la mancanza, in genere, di un’analisi approfondita sui meccanismi di apprendimento a livello locale e, quindi, sui meccanismi di diffusione spaziale e temporale delle conoscenze. In estrema sintesi, questo significa che sull’abbrivio di richieste e Linee Guida della Commissione, anche per il periodo 2021-2027 sono state elaborate delle strategie strutturate di capacity building basate su trasferimenti di competenze “dall’esterno” (e servizi di assistenza tecnica) senza tenere in debita considerazione meccanismi ed effetti di apprendimento spontanei o auto-organizzati a livello locale.

Il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale 2028-2034, la coerenza degli interventi con il quadro di policy europeo e il ruolo delle Regioni

Il breve articolo propone una breve riflessione sul Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) nel periodo 2028-2034, sulla coerenza degli interventi finanziati con il quadro di policy europeo e sul ruolo delle Regioni. Com’è noto, a partire dal periodo 2000-2006 in Italia sono stati attuati Programmi Regionali e Programmi Nazionali (tematici). Questo quadro dei Programmi potrebbe mutare ampiamente nel periodo 2028-2034 alla luce della proposta di un unico Piano di Partenariato Nazionale e Regionale (PPNR) che non solo farebbe venire meno i Programmi Regionali FESR e FSE, ma che includerebbe anche le altre politiche strutturali cofinanziate con Fondi dell’UE “a gestione concorrente”. Vi è il rischio, quindi, di un forte ridimensionamento del ruolo delle Regioni in sede di programmazione strategica, ossia nella fase di formulazione del PPNR. Inoltre, viene ampliato il novero dei policy field che dovrebbe essere sostenuti dal FESR e alcuni di questi costituiscono una novità assoluta per la programmazione dei Fondi Strutturali.
A fronte di questi rilevanti cambiamenti, è tempo di chiedersi come dovrebbe cambiare l’approccio delle Regioni alla programmazione degli interventi di sviluppo regionale (di cui discutere poi in dei tavoli tecnici e istituzionali nazionali per farli inserire nel PPNR) e anche come dovrebbero cambiare, di riflesso, le attività di assistenza tecnica e di capacitazione istituzionale (a favore dei programmatori regionali e dei beneficiari).

Gestione dei Fondi Strutturali. Le azioni di supporto ai beneficiari

Il post, che tratta le azioni di capacity building per i soggetti attuatori terzi rispetto alle Amministrazioni Regionali che implementano i Programmi cofinanziati dai Fondi Strutturali (beneficiari), rimarca che non sono sufficienti solo azioni formative o di supporto on the job. Ancor prima servono azioni informative. Per essere concreti sulle azioni informative a favore dei soggetti attuatori (beneficiari), si ricorda che essi sono, di fatto, il primo anello del sistema di monitoraggio. Infatti, essi sono investiti della responsabilità della registrazione dei dati di monitoraggio e del caricamento di altri documenti rilevanti ai fini della sana gestione delle risorse finanziarie e della realizzazione dei controlli. Il principale riferimento concreto delle operazioni di monitoraggio è costituito dall’Allegato XVII al Regolamento sulle Disposizioni Comuni (RDC) per il periodo 2021-2027 sulle modalità di registrazione e conservazione elettronica, per ciascuna operazione, dei dati. Si tratta di un Allegato molto articolato e che presuppone una conoscenza alquanto approfondita sui meccanismi di gestione, monitoraggio e controllo dei Fondi Strutturali. Le attività di monitoraggio sono parimenti descritte nella Sezione specifica del documento sul Sistema di Gestione e Controllo (Si.Ge.Co.) che, congiuntamente al Manuale delle procedure, fornisce indicazioni operative molto rilevanti anche sui controlli, sulle piste di controllo e sulle stesse check list di controllo (in genere, allegate ai Manuali delle procedure). Anche in relazione a questi aspetti così rilevanti per la sana gestione dei Fondi Strutturali si profila l’esigenza di dare corso a delle campagne informative su questi strumenti di lavoro, sui controlli, sulla ragione dell’inserimento di certi item di controllo nelle check list e anche sugli errori che i controllori riscontrano più frequentemente.

Nuova Iniziativa ComPAct sul rafforzamento delle PA europee e strategie di capacity building per la gestione dei Fondi Strutturali

Il post propone: (i) alcune riflessioni critiche sulle azioni di capacity building per rendere più efficace la gestione dei Fondi Strutturali suggerite dalla Commissione (tali critiche riguardano segnatamente il documento di indirizzo del 2020 “tabella di marcia per lo sviluppo delle capacità amministrative”; (ii) alcune indicazioni pragmatiche su come migliorarle. Queste ultime muovono soprattutto dalla considerazione che non è opportuno fornire indicazioni di ordine generale alle Autorità di Gestione (ADG) dei Programmi senza considerare le tante articolazioni interne delle macrostrutture regionali e delle stesse ADG. Se la Commissione considerasse maggiormente l’articolazione organizzativa di Amministrazioni Regionali e ADG e le forme di gestione delle azioni inserite nei Programmi potrebbe migliorare anche il targeting degli interventi di capacity building, che andrebbero differenziati sulla scorta delle esigenze di almeno quattro diversi gruppi target: (a) dirigenti apicali delle Regioni; (b) posizioni organizzative; (c) funzionari e (d) soggetti attuatori esterni all’Amministrazione regionale.
Il post si chiude con delle amare considerazioni sull’Iniziativa ComPAct lanciata dalla Commissione il 25 Ottobre 2023. A fronte dell’ambizioso obiettivo di creare un autentico “spazio amministrativo europeo”, la Comunicazione su ComPAct propone una serie di azioni di sostegno al miglioramento delle PA che, così come riscontrato per le linee guida sul miglioramento della gestione dei Fondi Strutturali, non tengono adeguatamente conto dell’articolazione interna delle PA e della necessità di sperimentare anche azioni specifiche intese a rafforzare attitudine a collaborare e a lavorare per obiettivi di tutto il personale pubblico.

Management pubblico e revisione delle strutture organizzative della PA: il modello di cambiamento in otto step di Kotter

Il post evidenzia come, in questa fase, in cui si discute ampiamente della capacità di adattamento ai cambiamenti delle Pubbliche Amministrazioni e di innovative azioni di capacity building, sarebbe opportuno: (i) approfondire maggiormente la questione delle differenze fra leadership e management nelle Istituzioni pubbliche, prima di parlare di nuove riforme e di nuovi processi di change management nella PA; (ii) considerare che gli interventi di capacity building della PA saranno forieri di cambiamenti e miglioramenti duraturi se e solo se cambieranno attitudini e modus operandi le risorse umane e si delineeranno anche nuovi modelli organizzativi; (iii) focalizzare le azioni di formazione e di aggiornamento dei dirigenti pubblici su capacità di leadership; sulla definizione della visione e della missione delle organizzazioni e sulle specificità del management pubblico, dato che, come pertinentemente evidenziato dalla professoressa Raffaella Saporito nel saggio Public Leadership, i processi di creazione di valore nella PA sono, fondamentalmente, processi immateriali. Dal momento che le azioni di capacity building saranno tanto più efficaci quanto più cambieranno anche attitudini delle risorse umane della PA e assetti organizzativi, sarebbe sempre bene ragionare non solo sulle azioni di capacitazione amministrativa, ma anche su dei cambiamenti organizzativi intesi a valorizzare meglio le nuove competenze e le nuove capacità operative. Quale modello di cambiamento organizzativo della PA il post propone il modello in otto step di John Kotter, professore emerito ad Harvard.

DL Sud, cronoprogramma degli interventi del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione e ciclo di policy making

Il recente DL Sud, nella prima Sezione, ridisegna ampiamente governance e modalità di attuazione degli interventi del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC ex FAS). Quale perno dell’intero sistema di gestione degli interventi del FSC vengono posti gli Accordi per la Coesione.
Uno degli elementi portanti di tali Accordi – siano essi ratificati e attuati da Ministeri oppure da Regioni e PP.AA. – è “il cronoprogramma procedurale e finanziario di ciascun intervento o linea di azione”. Il DL Sud, de facto, non fornisce alcuna puntualizzazione sul “cronoprogramma”, ma esso è ovviamente alla base di un altro elemento portante degli Accordi, ossia del “piano finanziario” (annuale).
Il post pone in rilievo che l’elemento principale che dovrebbe preoccupare del nuovo sistema di governance dovrebbe essere il modo sovente approssimativo con cui vengono definiti, in Italia, i cronoprogrammi degli interventi. A tale proposito si rimarca che anche per definire i cronoprogrammi degli interventi sia fondamentale considerare due aspetti: (i) la tipologia di operazioni (opere pubbliche; acquisto di beni e servizi da parte della PA; erogazione di finanziamenti e/o servizi a singoli beneficiari e formazione/valorizzazione delle risorse umane); (ii) la titolarità della responsabilità gestionale (distinguendo fra azioni “a titolarità” e azioni “a regia”, le quali hanno un iter attuativo più articolato).

Strategie di capacity building per la gestione dei Fondi Strutturali: i limiti della nota metodologica della Commissione “tabella di marcia per lo sviluppo delle capacità amministrative”

Il post illustra i principali limiti operativi della Guida del 2020 della Commissione sulle strategie di rafforzamento amministrativo per la gestione dei Fondi Strutturali (la c.d. “tabella di marcia per lo sviluppo delle capacità amministrative”).
Muovendo dall’impostazione seguita dal Development Programme delle Nazioni Unite (UNDP) che definisce le strategie di capacity building sulla scorta di tre “domande guida” (1. Capacity for why?; 2. Capacity for whom?; 3. Capacity for what?), il breve articolo sottolinea in primo luogo che un siffatto approccio – ampiamente desiderabile in generale – non si rintraccia minimamente nel contributo metodologico della Commissione. Inoltre, nella “tabella di marcia per lo sviluppo delle capacità amministrative” viene ampiamente trascurata l’importanza di differenziare la strategia di capacity building a seconda di: (i) macro-fasi e fasi operative dei processi di gestione in senso lato degli interventi cofinanziati dai Fondi Strutturali; (ii) macro-tipologia e tipologia degli interventi (regimi di aiuto, realizzazione di opere pubbliche, acquisti di forniture e servizi da parte della PA, interventi di sviluppo delle risorse umane); (iii) tipo di modalità attuativa (un conto è valutare la “capacità amministrativa” per gli interventi “a titolarità regionale” ed un conto è farlo per quelli “a regia regionale”, in relazione ai quali è strettamente necessario capire come incide sulla “capacità amministrativa” generale anche quella specifica dei soggetti attuatori degli interventi ammessi a beneficio, che agiranno da stazioni appaltanti)