Month: June 2022

Catene logiche e processi di Monitoraggio e Valutazione dei progetti

Il post illustra le tre parti costitutive fondamentali delle c.d. “catene logiche”, che sono sempre alla base di una buona formulazione di progetti di sviluppo socio-economico e programmi complessi. Esse sono implementazione (piano di lavoro del progetto), ipotesi e gap logici e risultati e impatti.
Il blocco implementazione è completamente interno al progetto (e direttamente controllabile dall’agenzia esecutrice o dal team incaricato di realizzarlo). Risultati e impatti di lungo termine, invece, dipendono in parte dal progetto e in ampia parte da fattori di contesto. Questo è un aspetto molto rilevante da considerare anche in sede di definizione dei processi di monitoraggio e valutazione dei progetti.

Programmi cofinanziati dai Fondi Strutturali e “catene logiche”

Il post pone in luce tre problemi di fondo che condizionano negativamente la formulazione e l’attuazione dei Programmi complessi cofinanziati dai Fondi Strutturali, fra cui una conoscenza perfettibile dei principali approcci usati a livello internazionale per la definizione del disegno strategico di progetti e Programmi complessi, quali Approccio di Quadro Logico, Theory of Change, Result-Based Management, Outcome Mapping.
Mi è sembrato opportuno ricordare che tutti questi approcci, fondamentalmente, affondano le radici nelle c.d. “catene logiche”, che si sono affermate negli anni Settanta. Si parla tanto di formazione per migliorare la Pubblica Amministrazione (PA). Credo che per migliorarla davvero si dovrebbe dedicare ampio spazio ad attività di formazione sul significato di programmare “per obiettivi”, “catene logiche”, Approccio di Quadro Logico e “teoria del cambiamento”.

Finanziamenti dell’UE “non collegati ai costi delle operazioni” e PNRR

In Italia, da vari anni, molteplici think-and-do tank conducono una importante e interessante campagna informativa e di advocacy sull’uso dei c.d. strumenti di “finanza a impatto” (impact investing) per sostenere un rafforzamento dell’erogazione pubblica di servizi di interesse collettivo anche con il contributo di investitori privati. Gli strumenti di “finanza a impatto” sono particolarmente interessanti in quanto si basano, in primo luogo, su un particolare meccanismo di rimborso – “pay-by-result” – per cui i finanziatori privati vengono rimborsati se e solo se i progetti di pubblica utilità raggiungono dei risultati (outcome) e degli impatti fissati nelle clausole contrattuali. Essi, pertanto, potrebbero contribuire a ridurre la spesa pubblica ed anche a migliorarne la qualità e la capacità di impattare in modo significativo sul benessere dei cittadini.
La campagna sugli strumenti di impact investing, ovviamente, ha ripreso linfa con il varo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), dal momento che il principale strumento che lo finanzia – il Recovery and Resilience Facility (RRF) – di per sé è stato ideato come strumento “performance based”, per cui l’erogazione dei contributi da parte dell’UE agli Stati è condizionato al raggiungimento di target e milestone fissati nelle decisioni di approvazione dei Piani nazionali. Si tratta, tuttavia, di una forma di rimborso condizionato a livello di rapporti fra UE e Stati (in altri termini si applica al nostro PNRR e non necessariamente ai progetti finanziati). Come adattare la natura “performance based” del RRF e, di riflesso, del nostro PNRR, ai singoli progetti? Si possono definire a livello di progetti dei meccanismi di rimborso “performance based” che si ispirino agli strumenti di “finanza a impatto? Questi sono i quesiti su cui ho sviluppato delle riflessioni. Nel prossimo post svilupperò delle riflessioni su questi quesiti con riferimento ai Fondi Strutturali 2021-2027.