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Alla ricerca dei finanziamenti europei

Tutte le organizzazioni sono perennemente alla ricerca di fonti di finanziamento accessibili e convenienti per alimentare il loro ciclo tecnico-operativo. Da svariati anni è molto dibattuto il tema dell’accesso ai finanziamenti pubblici dell’UE. In merito, nel mio piccolo, mi sono sempre espresso criticamente nei confronti di coloro che li presentano quasi fossero una sorta di “sacro Graal”. Il mio parere, già espresso su questo blog, è che per alcune organizzazioni, in una data fase del loro ciclo di vita o per implementare determinati progetti, possono essere molto utili. Per altre potrebbe essere molto più ragionevole, ceteris paribus, ricercare altri strumenti di finanziamento. Inoltre, tutte le organizzazioni dovrebbero delineare un approccio strategico – e non estemporaneo – alla ricerca dei finanziamenti europei.

Progetti per le smart cities: un aggiornamento sui fondi europei 2014-2020 disponibili

Il post fornisce un quadro aggiornato sui fondi UE potenzialmente disponibili per implementare progetti per sostenere l’attuazione del paradigma “smart cities”. Tale quadro è sintetizzato in una figura/matrice elaborata prendendo come termine di riferimento l’approccio della multinazionale Ericsson alla modellizzazione delle “smart cities”.

Lo spazio dell’agenda urbana europea nella politica di coesione 2021-2027

Il post discute lo spazio strategico dell’agenda urbana nella programmazione 2021-2027 della politica di coesione come emerge dalle proposte di regolamento della Commissione. Tale spazio appare chiaramente più ampio, a fronte di una attenzione per le strategie di sviluppo territoriale integrato confermata formalmente, anche se, nei fatti, l’integrazione degli interventi rischia di essere eccessivamente concentrata su città grandi e medie (penalizzando le esigenze di sviluppo dei centri urbani più piccoli e delle zone rurali).

Prime riflessioni sulle proposte della Commissione per i Fondi Strutturali 2021-2027

Il post è un invito alla riflessione su alcune criticità che caratterizzano le proposte di regolamento sui Fondi dell’UE per la politica di coesione 2021-2027. La criticità principale è che la Commissione non parla di fondi per la politica di coesione economica, sociale e territoriale dell’UE, ma di “disposizioni comuni” che si applicano a sette fondi “a gestione concorrente” (aspetto questo affatto banale e, anzi, sostanziale). Fra questi, peraltro, vengono annoverati solo 4 dei 5 Fondi Strutturali e di Investimento Europeo del periodo 2014-2020 (FESR, FSE, Fondo di Coesione e FEAMP), in quanto il FEASR (che finanzia i Programmi di Sviluppo Rurale), nel periodo 2021-2027 viene ricollocato integralmente nella PAC.

L’impatto dei Piani di Sviluppo Locale bottom up. L’importanza degli “effetti di apprendimento”

Il post pone in luce come gli impatti di medio-lungo termine dei Piani di Sviluppo Locale (PSL) informati all’approccio CLLD/LEADER vengano a dipendere in primo luogo dagli “effetti di apprendimento”, presso operatori pubblici e privati, generati dai principi chiave dell’approccio CLLD/LEADER. La valutazione di tali effetti, quindi, dovrebbe essere inclusa fra gli elementi basilari del “disegno di valutazione” dei PSL.

Il dibattito sull’approccio place-based alle politiche strutturali di sviluppo

Il post presenta i tratti essenziali dell’approccio place-based per la formulazione delle politiche strutturali di sviluppo, rilanciato nel corso del 2018 da due importanti contributi di ricerca dell’OCSE e della Banca Mondiale. Tale approccio ha inciso in modo rilevante sulla stessa formulazione della “politica di coesione” dell’UE, sia nel periodo 2007-2013 sia in quello corrente. A una prima lettura delle proposte di regolamento sulla “politica di coesione” 2021-2027, invece, sembra emergere un certo arretramento della Commissione per quel che concerne il peso da dare a forme di progettazione integrata territoriale, che sembrano destinate ad avere un ruolo di rilievo solo con riferimento alle aree urbane.

I Fondi europei che sostengono processi di capacity building della PA

Questo post rimarca che, a fronte dei ritardi di spesa dei Fondi SIE, gli amministratori regionali e locali, sovente, continuano a trascurare Fondi e iniziative dell’UE che sostengono processi di capacity building della PA. Questo è alquanto sorprendente, in quanto la maggior parte di questi fanno riferimento alla “politica di coesione”, ossia la politica dell’UE più “vicina ai territori” (e quindi agli amministratori locali). Nella seconda parte, quindi, il post presenta una breve rassegna di questi Fondi/iniziative.

Si fa presto a dire valutazione dell’impatto delle Smart Specialisation Strategies

Il post, in continuità con quelli precedenti, sottolinea come la valutazione delle RIS3, in realtà, implichi una valutazione dei vari strumenti di policy (programmi di policy pluriennali e altri strumenti agevolativi) che possono incidere sui cambiamenti dei sistemi innovativi e produttivi (quale che sia la scala territoriale di intervento considerata) e che le RIS3 regionali, invero, agiscono direttamente solo sugli “effetti di apprendimento” degli operatori pubblici e privati dell’eco-sistema innovativo

Fondi Strutturali e politiche per la ricerca e l’innovazione. A cosa servono davvero le Smart Specialisation Strategies regionali?

Il post esamina alcune criticità del paradigma “Smart Specialisation Strategies” sviluppatosi nell’ultimo decennio su impulso della Commissione Europea, guardando soprattutto a come le Regioni italiane lo hanno applicato per formulare le loro RIS3 regionali e, di conseguenza, le loro strategie per sostenere la ricerca e l’innovazione con il contributo dei Fondi Strutturali. Le criticità principali, a mio avviso, concernono la scelta degli “ambiti scientifico-tecnologici” prioritari, la gestione dei processi di scoperta imprenditoriale e, fin qui, la scarsa attenzione alle difficoltà metodologiche specifiche comportate dai processi di monitoraggio e valutazione delle RIS3.