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La valutazione dei progressi dell’agenda digitale europea. La struttura dell’Indice DESI

La Comunicazione della Commissione sull’agenda digitale europea del 2010 (che dettava la linea dell’omonima Iniziativa Faro della strategia “Europe 2020”) aveva fissato obiettivi ambiziosi per quanto concerne sia l’infrastrutturazione fissa e mobile, sia la promozione del mercato unico digitale e di servizi pubblici digitali (eGovernment). [1]
Diverse fonti statistiche e vari studi sull’attuazione dell’agenda digitale evidenziano chiaramente che, nonostante un marcato recupero negli anni più recenti, l’Italia continua a registrare ritardi preoccupanti nel suo percorso di “maturazione digitale”. [2]
E’ abbastanza significativo che nell’ambito dei Paesi UE – incluso, per ora, il Regno Unito – l’Italia si collochi al 25° posto della graduatoria inerente la digitalizzazione dell’economia stilata dalla Commissione in base all’indice DESI (Digital Economy and Society Index) il che la posiziona nel cluster dei paesi a bassa performance digitale. Il valore medio del DESI Index, in base ai dati aggiornati al 2016, per l’Italia è pari a 0,42, a fronte del dato medio di 0,52 registrato per l’intera UE, solo Grecia, Bulgaria e Romania hanno registrato un valore medio più basso (si veda la Figura 1). [3]
Anche in Italia, ormai, tutti gli esperti fanno ormai riferimento all’Indice DESI per esaminare posizionamento relativo e criticità registrate dal nostro Paese.

Immagine ex Pixabay

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Ma come è strutturato questo particolare Indice composito? Il DESI Index è un indicatore che considera 5 dimensioni dei processi di digitalizzazioni in corso (e 12 sub-dimensioni):
• connettività;
• capitale umano (competenze digitali soft e hard);
• utilizzo di internet (descrive i diversi servizi digitali a cui possono accedere i cittadini di un paese, quali visualizzazione e download di contenuti audio/video, comunicazione, acquisto, utilizzo di servizi finanziari, etc.);
• integrazione della tecnologia digitale (riferita alla valorizzazione, da parte delle imprese, di dispositivi e servizi digitale come fattore ormai ineludibile di competitività);
• servizi pubblici digitali (viene considerata solo una sub-dimensione indicata come “eGovernment”).

Prendendo in considerazione le 5 dimensioni e le relative 12 sub-dimensioni (si veda la Figura 2 che fa riferimento alla pubblicazione di dati aggiornati al 2016 da parte dalla Commissione), è abbastanza semplice, pertanto, effettuare in base agli indicatori riferiti alle sub-dimensioni (in tutto sono 31) una utile anamnesi delle principali criticità per ciascun Stato Membro dell’UE. [4]

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[1] La strategia “Europe 2020” com’è ben noto è strutturata intorno a 7 Iniziative Faro.
La Comunicazione “Un’agenda digitale europea” – COM(2010) 245 del 19 maggio 2010 – fissava degli obiettivi quantificati in relazione a:

  • settore della banda larga,
  • mercato unico digitale;
  • inclusione digitale;
  • servizi pubblici (eGovernment e servizi pubblici transfrontalieri);
  • ricerca e innovazione.

[2] L’Italia sta recuperando di recente il ritardo digitale. Questo soprattutto per quel che concerne la copertura delle reti di accesso di nuova generazione ad almeno 30 Mbps, la copertura delle reti 4G e la quota di abbonamenti alla banda ultralarga (è passata dal 5% registrato nel 2015 al 12% del 2016).
Questo recupero è certamente il portato del rilevante l’impegno profuso da autorità pubbliche centrali e regionali per sostenere la diffusione della banda larga e di nuovi servizi digitali. Quest’impegno è assolutamente sinergico rispetto a quello in corso per modernizzare la PA italiana e favorire l’implementazione di servizi di e-government pienamente interoperabili.
Il Piano Industria 4.0 e il più recente Piano Triennale per l’Informatica nella PA (licenziato il 31 maggio 2017) sono certamente due fattori di spinta molto importanti del processo di digitalizzazione sia della PA, sia delle imprese private, così come il Programma cofinanziato dal FESR e dal FSE PON Città Metropolitane, contribuirà moltissimo alla diffusione della c.d. “Internet of Things”.
[3] L’Indice DESI è uno scoreboard disponibile online che la Commissione monitora costantemente per verificare gli avanzamenti nell’attuazione dell’agenda digitale europea sulla base di dati raccolti tramite questionari. Si veda:
Commissione Europea, European Digital Progress Report 2017, marzo 2017

[4] Sui finanziamenti per attuare il paradigma “open government” si veda: Bonetti A., Politiche pubbliche e finanziamenti per la PA digitale, Centro Studi Funds for Reforms Lab, PolicyBrief N. 1/2017, aprile 2017. Successivamente è stato approvato il Piano Triennale per l’Informatica nella PA 2017-2019.
Avrò il piacere di parlare diffusamente dei molteplici strumenti di finanziamento dell’UE per sostenere la digitalizzazione della PA nel corso del Seminario del CEIDAAgenda digitale e “open government”: quadro strategico e finanziamenti pubblici” (Roma, 8 e 9 maggio p.v.)

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