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Alcuni suggerimenti per rafforzare la complementarietà fra 9° Programma Quadro per la R&ST, “Smart Specialisation Strategies” e Programmi cofinanziati dai Fondi Strutturali

Come ho evidenziato nel post del 5 maggio – Il 9° Programma Quadro per la R&ST post 2020 e il paradigma “Smart Specialisation Strategies”– sin dalle prime proposte ufficiali della Commissione inerenti la politica di R&ST e la programmazione dei nuovi Fondi Strutturali post 2020 sarebbe opportuno che si rafforzasse la complementarietà fra il 9° Programma Quadro dell’UE per la R&ST e le priorità strategiche in materia di ricerca ed innovazione e di sostegno alle PMI dei programmi di spesa nazionali e regionali che verranno cofinanziati dai Fondi Strutturali. [1]
Già nel precedente post avevo fornito delle indicazioni su come approcciare la questione a livello di programmazione strategica di rango europeo.
Tuttavia,

agire sulle strategie generali per rendere 9° Programma Quadro (PQ), Smart Specialisation Strategies (RIS3 o anche S3) e Programmi nazionali/regionali cofinanziati dai Fondi Strutturali post 2020 più omogenei non appare sufficiente. Sarà possibile conseguire una maggiore complementarietà fra 9° PQ; RIS3 e Programmi nazionali/regionali solo se si correggerà il tiro anche a livello più operativo.

Per garantire una maggiore complementarietà anche a livello più operativo, bisognerà agire lungo le seguenti direttrici:
• vengono impartite indicazioni più stringenti in merito ai vincoli strategici e settoriali nella formulazione delle RIS3 nazionali e regionali e, soprattutto, ai domini di specializzazione scientifico-tecnologici rispetto ai quali strutturarle. Come ha evidenziato il professor Donato Iacobucci, «sino ad ora i lavori teorici ed empirici sulla relatedness hanno considerato come unità di analisi i settori industriali o i prodotti, utilizzando i sistemi di classificazione corrispondenti. Nell’ambito della S3, invece, l’unità di analisi dovrebbe essere riferita agli ambiti tecnologici al fine di individuare imprese che, pur appartenendo a settori industriali diversi, presentano opportunità di relazione nell’attività di ricerca e innovazione». Egli, in merito a questa criticità, suggerisce che si possono «superare le difficoltà nella classificazione dei domini tecnologici (e relativi sub-domini) attraverso l’utilizzo di un sistema di classificazione delle tecnologie (utilizzando ad esempio i codici di classificazione dei brevetti)»; [2]
• viene definito un sistema di classificazione comune di domini (e sub-domini) di specializzazione scientifico-tecnologici (da suggellare, ovviamente, con codici numerici). Una siffatta nomenclatura dei domini di specializzazione sarebbe ancora più efficace se fosse definita in coerenza con le “missioni” identificate per il 9° Programma Quadro; [3]
• viene garantita, a priori, una maggiore omogeneità fra le nuove RIS3 di tutte le regioni europee e i Programmi Operativi cofinanziati dai Fondi Strutturali, estendendo alle RIS3 delle regioni il sistema di codificazione delle spese dei Fondi Strutturali che, in sostanza, ad ogni ciclo di programmazione identifica univocamente le tipologie di investimento ammissibili a contributo. [4]

In estrema sintesi, sarebbe opportuno che nell’ambito delle RIS3 delle regioni venisse introdotta una duplice nomenclatura, resa vincolante dai Regolamenti attuativi della Commissione:
• una relativa ai domini di specializzazione scientifico-tecnologici, e
• una relativa alle spese (tipologie di investimento) cofinanziate dai Fondi Strutturali.

A mio modesto avviso, la mancanza fin qui di un sistema di codici numerici di identificazione dei domini scientifico-tecnologici ha indebolito le RIS3 delle regioni italiane e le ha relegate a una funzione di mero indirizzo strategico. Alla luce dei rilievi critici di Iacobucci e altri ricercatori, per la programmazione post 2020, a livello di scelte nazionali/regionali, si reputa necessario non solo migliorare il processo di formulazione delle RIS3, ma renderle parimenti più vincolanti per quel che concerne sia il disegno strategico dei Programmi cofinanziati dai Fondi Strutturali, sia le tipologie di intervento finanziabili.

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Immagine ex Pixabay

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[1] Adesso è ufficiale. Il 9° PQ per la R&ST si chiamerà Horizon Europe. La Commissione Europea ha presentato la proposta ufficiale di Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027 lo scorso 2 maggio. Per il nuovo Programma Horizon Europe la Commissione propone uno stanziamento di 97,6 miliardi di Euro a prezzi correnti.
[2] Cfr. Iacobucci D. (2017), La Smart Specialisation Strategy nelle regioni italiane, in: Cappellin R. et al. (2017), Investimenti, innovazione e nuove strategie di impresa. Quale ruolo per la nuova politica industriale e regionale, ebook EGEA, pp. 101-114.
[3] Il pilastro di Horizon Europe che dovrebbe essere strutturato sulla base di “missioni” è il secondo (Global challenges and industrial competitiveness). Sulla definizione delle “missioni” per le attività di R&I si vedano:
Mazzucato M., Mission-oriented innovation policies: challenges and opportunities, in European Commission, Science, Research and Innovation Performance of the EU 2018, February 2018, 396-427
Mazzucato M., Mission-oriented Research & Innovation in the EU, EC-DG Research and Innovation, background report, February 2018
[4] Il Regolamento di esecuzione n. 2015/2014 della Commissione reca in allegato una nomenclatura di tutte le categorie di intervento (spese ammissibili a contributo), ciascuna univocamente identificata da un codice numerico. I codici inerenti gli interventi a sostegno di Ricerca e Sviluppo e Innovazione vanno da 056 a 065.

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