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Politica, politiche pubbliche urbane e forte ritardo nell’attuazione finanziaria del PON Città Metropolitane

«adesso non voglio discutere se ciò che si è fatto è stato male o bene […]
non importa far bene o far male […] il peccato è semplicemente quello di ‘fare’»
Don Fabrizio, principe di Salina (tratto da ‘Il Gattopardo’)

Le città intelligenti, nella fase attuale, sono al centro sia delle politiche territoriali dell’UE, sia dell’agenda per lo sviluppo di una autentica “data driven economy” in Europa. [1]
Con riguardo alla pianificazione urbanistica e, più in generale, delle aree vaste, il Patto di Amsterdam (30 maggio 2016) segna un passo importante per un passaggio di fase dell’agenda urbana europea. L’obiettivo evidente del Patto di Amsterdam, infatti, è quello di elevare l’agenda urbana al rango di una autentica “politica comune” dell’UE.
Nell’ambito dell’agenda urbana, inoltre, il carattere di “key enabling technologies” di software e dispositivi della sfera digitale ne giustificano la centralità nell’ambito di interventi di ri-generazione urbana, così come nell’efficientamento dei servizi pubblici urbani (da quelli più “industriali”, quali l’illuminazione pubblica e i trasporti urbani, a quelli di cura alla persona). [2]

Immagine ex Pixabay

Immagine ex Pixabay

In Italia, il quadro delle politiche europee va completato tenendo conto del dibattito nazionale sulla riforma degli Enti Locali. In particolare, si deve tenere conto delle disposizioni della L. 56/2014 (“legge Delrio”) che, inter alia, ha fissato come obiettivo di medio termine, a Costituzione invariata,  l’abolizione delle Province e ha istituito le Città Metropolitane (10 ordinarie ex L. 56/2014 e 4 per le Regioni a statuto speciale Sicilia e Sardegna).
Il principale strumento di finanziamento dell’agenda urbana in Italia è il Programma Operativo Nazionale Città Metropolitane (“PON Metro”) che interessa, appunto, solo le Città Metropolitane [3].

Recentemente l’Agenzia per la Coesione Territoriale – Autorità di Gestione del PON e de facto, autentica “cabina di regia” della programmazione 2014-2020 dei Fondi Strutturali in Italia – ha implementato un utile e accattivante portale sul PON Metro e ha migliorato il portale italiano sugli open data relativi alla politica di coesione (“open coesione”).
Il portale del PON Metro presenta dettagliatamente il Programma e rende anche conto dei primi progetti avviati.
Ancora oggi, tuttavia, pur essendo nel IV anno di programmazione dei Fondi, né sul portale “open coesione”, né sul portale dell’Ispettorato Generale per i Rapporti con l’Unione Europea (IGRUE) della Ragioneria Generale dello Stato (RGS-IGRUE), è disponibile alcuna relazione ufficiale sullo stato di avanzamento dei 75 Programmi cofinanziati dai Fondi Strutturali (i Fondi della politica di coesione), dal FEASR (il Fondo che finanzia lo sviluppo rurale) e dal FEAMP (il Fondo della politica europea per la pesca). [4]

Per avere dei ragguagli sugli impegni giuridicamente vincolanti e sulla spesa certificata per il periodo in corso per i vari Programmi Operativi Regionali (POR) e per i Programmi Operativi Nazionali (PON), bisogna consultare il portale sugli open data relativi alla politica di coesione della Commissione Europea. I dati scaricabili dal portale “open cohesion sono immagazzinati in un articolato database che riporta lo stato di attuazione generale per gli Stati Membri, quello disaggregato per Fondi Strutturali, FEASR e FEAMP, quello specifico relativo a ciascun programma operativo e anche quello per obiettivi tematici (le priorità strategiche della politica di coesione 2014-2020).

Accedendo ai dati, aggiornati al 6 marzo scorso, di questo database, emerge per l’Italia un ritardo nell’attuazione della programmazione europea ancora più elevato di quanto si potesse immaginare considerando quanto è stato difficoltoso e lungo il negoziato con la Commissione per diversi Programmi e il ritardo generalizzato con cui è stata poi concretamente avviata la loro attuazione.

I dati riportati nel Grafico 1 evidenziano che la capacità di impegno generale si attesta su un modesto 25,3% (23,5% per il PON Metro) e la capacità di spesa generale si attesta su appena l’1,2% (capacità di impegno e di spesa risultano relativamente soddisfacenti solo per la Youth Employment Initiative – YEI, ossia il Programma “Garanzia Giovani”).
Sulla base dei dati ufficiali della Commissione, ancora non sono state certificate delle spese per il PON Metro. [5]

Grafico 1 – Avanzamento finanziario dei Fondi Strutturali, del FEASR, del FEAMP
e del PON Metro. Dati aggiornati al 6 marzo 2017

Attuaz PO_dati 6.03.2017_post 10.03.2017Fonte: elaborazioni ns su dati Commissione Europea

A parte la considerazione un po’ scontata sull’evidente rischio di incorrere nel disimpegno automatico dei fondi fin qui non spesi (secondo il meccanismo del c.d. “n+3”), le altre due considerazioni da farsi attengono al modo a dir poco discutibile di presentare le politiche pubbliche e i loro risultati da parte della nostra classe politica:
• il PON Città Metropolitane è uno dei Programmi che è stato maggiormente oggetto di attenzione mediatica e di presentazioni ufficiali, sia per il fatto che è attuativo della “riforma Delrio” sulle Città Metropolitane, sia per la oggettiva spinta alla modernizzazione delle politiche pubbliche urbane che potrebbe scaturire dalla sua attuazione. Alla luce dei ritardi nella sua attuazione, quindi, è giunto il tempo che Autorità di Gestione e Autorità Urbane (Sindaci delle Città Metropolitane che agiranno da “organismi intermedi”) mettano da parte presentazioni ufficiali e convegni e procedano a un deciso cambio di passo per quel che concerne l’attuazione dei Piani operativi a livello di Città Metropolitane;
• i preoccupanti ritardi nell’attuazione dei PO regionali e nazionali cofinanziati dai fondi dell’UE dovrebbero essere oggetto di analisi specifica e di puntuali indicazioni sulla necessaria correzione di rotta nel Documento di Economia e Finanza (DEF) che il Governo è tenuto a presentare al Parlamento entro il 10 aprile.
Dal momento che questo DEF chiederà degli ulteriori sacrifici ai cittadini italiani per ottemperare “alle richieste dell’Europa” sulla correzione dei Conti pubblici, sarebbe anche giusto che rendesse conto della ormai atavica incapacità di decisori pubblici e di dirigenti di Ministeri e Regioni di utilizzare pienamente e in modo efficace i fondi europei.

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[1] Questo post anticipa alcuni contenuti che avrò il piacere di sviluppare ulteriormente nel corso della mia docenza (oltre 12 ore) al Corso “Finanziamenti dell’UE e strumenti di ‘impact investing’ per le Smart Citiesdel CEIDA (Roma, 21 e 22 Marzo 2017).

[2] La pervasività delle tecnologie digitali e la e crescente richiesta/disponibilità di dati ri-usabili e inter-operabili sono considerate alla base di servizi pubblici urbani sempre più efficaci ed efficienti. In merito, si vedano:
COMMISSIONE EUROPEA (2013), A vison for public services, Public Services Unit in DG CONNECT, Bruxelles
COMMISSIONE EUROPEA (2014), Verso una florida economia basata sui dati, COM (2014) 442, Bruxelles, 2.07.2014
COMMISSIONE EUROPEA (2016), Piano di Azione dell’UE per l’e-Government 2016-2020. Accelerare la trasformazione degitale della PA, COM (2016) 179, Bruxelles, 16.04.2016
Si ricorda che su questi aspetti insistono i primi due Assi del PON Metro.

[3] Per una presentazione generale delle principali opportunità di finanziamento per l’attuazione dell’agenda urbana rinvio alla Nota didattica 2/2017 “I Fondi Strutturali e di Investimento Europeo in Italia: la priorità agenda urbana” e al Factsheet 1/2016 “Politiche pubbliche e finanziamenti per le smart cities”, ambedue disponibili sulla sezione Open Library del blog.

[4] L’IGRUE (che fa capo alla Ragioneria Generale dello Stato e, quindi, al Ministero dell’Economia e delle Finanze) ha il mandato istituzionale di monitorare le relazioni finanziarie dell’Italia con l’UE e lo stato di attuazione finanziaria dei Programmi cofinanziati dai Fondi Strutturali, dal FEASR e dal FEAMP.

[5] La capacità di impegno è definita come rapporto fra impegni giuridicamente vincolanti e costo totale dei Programmi (in %).
La capacità di spesa è definita come rapporto fra spesa certificata e costo totale dei Programmi (in %).

 

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