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Theory of Change, Quadro Logico e Programmi di Sviluppo Rurale

 

“There is a difference between the process of analysis,
which is the logical framework approach and the logical framework,
which is a table of the results of the analysis”
Meg GAWLER

Le critiche al mio post sull’applicazione del Quadro Logico ai PSR regionali

Il mio ultimo post “La ‘logica’ dei Programmi di Sviluppo Rurale regionali” ha ricevuto diversi commenti critici. Le critiche, fondamentalmente, sono di due tipi:

  • è stato etichettato come ormai superato l’uso del Quadro Logico come approccio progettuale, dal momento che, fortunatamente, ormai anche in Italia il dibattito tratta diffusamente la Theory of Change (ToC) quale approccio da seguire;
  • è stato, da alcuni, anche criticato il modo in cui ho applicato l’Approccio di Quadro Logico (AQL) ai Programmi di Sviluppo Rurale (PSR) regionali.

Parto dal secondo ordine di critiche semplicemente per attestare che, stante alcune piccole forzature interpretative dei Regolamenti dell’UE e delle svariate Linee guida dello European Evaluation Helpdesk for Rural Development e della Rete Rurale Nazionale, considero l’applicazione del QL ai PSR – che ho presentato nel post e che applico nella pratica professionale – sostanzialmente corretta. Qui mi limito a rinviare al mio prossimo post del 20 luglio per spiegare meglio la mia posizione. [1]
Nel paragrafo che segue, invece, affronto le critiche inerenti l’opportunità di mandare definitivamente in soffitta l’AQL e usare la ToC (aggiungendo, per inciso, che la sua applicazione in Italia non è ancora affatto così diffusa).

Quadro Logico vs Theory of Change: aguzzate la vista e scoprite le differenze

Ascoltando le critiche inerenti la necessità di mettere da parte anche in Italia il criticatissimo AQL ed adottare la ToC mi è subito venuto alla mente il gioco de “La Settimana Enigmistica” aguzzate la vista e scoprite le differenze.

Se, infatti, poniamo a confronto AQL e ToC, per scoprire le differenze è davvero necessario aguzzare la vista. E bisogna anche essere bravi, in quanto, parafrasando il Nanni Moretti di “Palombella Rossa”, “le parole sono importanti”, ma, aggiungo io, lo sono anche i concetti.
Se per definire un certo approccio allo sviluppo dei progetti e presentare i nodi nevralgici di un progetto ben fatto si adottano approcci ampiamente diversi è un conto, ma se per definire quei nodi nevralgici si usano background teorici e strumenti assolutamente simili, si gioca solamente con le definizioni e con le parole.
Fra ToC e AQL a mio avviso non vi sono differenze realmente sostanziali.

Idee progetti

Immagine ex Pixabay

Se alcuni esperti vi vedono delle differenze è solamente perché molti pongono a confronto la ToC vista sempre come un “processo” e la “fotografia di un processo”, ossia la Matrice di Quadro Logico.
Infatti, la corretta comparazione andrebbe fatta fra la ToC e l’AQL, che è anch’esso un processo. Se ci fermiamo a considerare la Matrice di Quadro Logico, questa è sicuramente uno strumento rigido, ma va sempre ricordato che quella è solamente il prodotto finale di un processo di progettazione.

Come scriveva Meg Gawler in una pregevole breve Guida del 2005, «è utile distinguere fra l’Approcio di Quadro Logico, che è un processo che include analisi degli stakeholers, analisi dei problemi, definizione degli obiettivi e delimitazione della strategia, e la Matrice di Quadro Logico, che documenta il prodotto del processo» (traduzione dello scrivente).

Se, pertanto, guardiamo a ToC ed AQL considerandoli ambedue dei processi e analizzando i loro elementi distintivi, vale quanto già detto sopra, ossia che per individuare delle differenze bisogna aguzzare la vista ed essere davvero bravi a scorgerle.
Sia la ToC sia l’AQL, se applicati correttamente, sono dei processi che portano a definire:

• i problemi di un gruppo target da affrontare;
• l’individuazione degli obiettivi da raggiungere (per risolvere quei problemi), articolati su più livelli;
• la definizione della trama di nessi causali che lega interventi del progetto e più livelli di obiettivi da raggiungere;
• un sistema di indicatori per monitorare il progetto e valutare il grado di raggiungimento degli obiettivi (efficacia ed impatto dei progetti);
• un set di pre-condizioni e condizioni esterne, per stabilire le condizioni “esogene” al progetto che possono influenzarne l’attuazione e l’efficacia (l’ultima colonna della Matrice di Quadro Logico). [2]

Se qualcuno scorge nella “mappa dell’impatto”, ossia il risultato di “un esercizio di visualizzazione consapevole e creativo” (qui cito una utile Guida recente di Fondazione Johnson &Johnson e Human Foundation) una differenza sostanziale che caratterizza la ToC rispetto all’AQL, a me pare che sia un po’ fuori strada per due ordini di motivi:
• l’AQL inteso come processo si fonda sulla definizione – prima ancora della Matrice di Quadro Logico – del c.d. “albero degli obiettivi”, che è assolutamente assimilabile alla “mappa dell’impatto”;
• la trama dei nessi causali che legano azioni e vari livelli degli obiettivi implicita nel c.d. “albero degli obiettivi” è resa ancora più chiara ed esplicativa grazie alla c.d. lettura “a zig zag” della Matrice di Quadro Logico, che consente di capire come la trama di nessi causali viene influenzata dalle “condizioni esterne” (che, nella letteratura anglosassone sulla ToC vengono spesso battezzate “enablers”). [3]

Questi sono i motivi per cui non mi pare ci siano differenze sostanziali fra ToC e AQL che, come strumenti di progettazione, sono fondamentalmente riconducibili alla famiglia dei “logic models”, che delineano le “catene di causazioni” fra azioni, condizioni iniziali ed effetti attesi del progetto [4].

Infine, vorrei aggiungere che se caliamo questi due strumenti di progettazione nell’alveo più ampio della c.d. “teoria del ciclo del progetto” (Project Cycle Management) che cerca di descrivere l’intero ciclo di vita di un progetto, includendovi anche meccanismi di retroazione costituiti da indicazioni/suggerimenti di correzione che derivano dal monitoraggio e dalla valutazione, allora risulta immediata l’ampia coerenza di ambedue con approcci e strumenti di aiuto alle decisioni riconducibili alla teoria dell’analisi finanziaria degli investimenti, siano essi:

  • investimenti produttivi realizzati da imprese private (analisi del “ciclo di vita” di un investimento e capital budgeting), [5]
  • investimenti pubblici (opere pubbliche) realizzati dai policy-makers usando finanza pubblica (analisi finanziaria degli investimenti pubblici e Analisi Costi Benefici).

Alla base del “ciclo del progetto” (analisi delle varie fasi di investimenti privati e pubblici) vi è la semplice considerazione che ogni progetto (ogni investimento) ha uno specifico ciclo di vita, dalle analisi di pre-fattibilità, alla piena operatività del progetto, alla valutazione degli impatti a regime (valutazione questa che costituisce il principale meccanismo di “apprendimento” per le successive fasi di programmazione/progettazione), come esemplifica il Grafico 1.

Graf. 1 – Le fasi del “ciclo del progetto” nel caso dell’analisi degli investimenti pubblici

Investimenti pubblici: ciclo del progetto - Fonte: Bagarani, Bonetti, 2005, p. 95

Investimenti pubblici: ciclo del progetto – Fonte: Bagarani, Bonetti, 2005, p. 95

Il “ciclo del progetto” può essere facilmente esteso a dei programmi “complessi”, multi-tasks (si tratta, in genere, di programmi che interessano più ambiti di intervento e prevedono più tipologie di intervento) e multi-target (si possono individuare molteplici categorie di beneficiari finali) quali sono, ad esempio, i Programmi regionali e nazionali co-finanziati dai Fondi Strutturali dell’UE [6]. In questo caso si parla di “ciclo del programma” e può essere applicato anche a quei Programmi “complessi” settoriali che sono i PSR regionali, come spiegherò meglio nel prossimo post.

******

[1] In parte la questione l’ho già affrontata nel documento: BONETTI, A. (2017), I finanziamenti del Programma di Sviluppo Rurale del Lazio per gli Enti Locali, Centro Studi Funds for Reforms Lab. Policy Brief n. 4/2017. Il contributo può essere richiesto via contact form in fondo o inviando una richiesta alla mia e-mail: a.bonetti@ymail.com.
[2] La letteratura sull’AQL è sconfinata. Si vedano:
BAKEWELL, O. and GARBUTT, A. (2005) The use and abuse of the logical framework approach; SIDA
DALE, R. (2003) The Logical Framework: An easy escape, a straitjacket, or a useful planning tool? Development and Practice, Volume 13, Number 1, Carfax Publishing, Oxfam, G.B
DEARDEN, P.N. (2005) A positive look at Monitoring, Review and Evaluation-International Development experiences affecting Regeneration Work in the UK. www.wlv.ac.uk
DEARDEN P.N. (eds.) (2005), An Introduction to Multi-Agency Planning using the Logical Framework Approach, CIDT-University of Wolverhampton
GAWLER, M. (2005) Logical Framework Analysis: Resources for implementing the WWF standards. WWF Global
GASPER, D. (2000) Evaluating the logical framework approach towards learning-orientated development evaluation, Public Administration and Development, 20(1)
LUO, J. (2007) A logical framework approach for multi-stakeholders involved: A Case study of road pricing, Institute of system Engineering and control.
MCLAUGHLIN, J.A. and JORDAN, G.B. (1999) Logic Models: A tool for telling your program’s performance story: Evaluation and program planning 22, Pergamon
ROSSI M. (2004) I progetti di sviluppo. Metodologie ed esperienze di progettazione partecipativa per obiettivi, Franco Angeli, Milano
VELDEN, F.V.D. (2003) Capacity Assessment of Non-Governmental Development Organisations: Beyond the logical framework approach, Contextual Number 01, October 2003. www.developmenttraining.org

Anche la letteratura sulla ToC è ormai molto vasta. Si vedano:
ELEVATI, C. (2017), La Theory of Change per la cooperazione internazionale, info-cooperazione.it
FONDAZIONE JOHNSON&JOHNSON – HUMAN FOUDATION (2017), Innova. Guida pratica per il terzo settore; Roma.
HARRIES, E; HODGSON, L., and NOBLES, J (2014), Creating your theory of change, NPC, UK
VOGEL, I. (2012), Review of the use of the Theory of Change in international development, DFID, UK
WEISS, C.H. (1998), Evaluation: methods for studying programs and policies, Englewood Cliffs, Prentice Hall

[3] Sulla lettura “a zig zag” della Matrice di Quadro Logico si veda STROPPIANA A. (2009), Progettare in contesti difficili. Una nuova lettura del Quadro Logico, Franco Angeli.
[4] Sui “logic models” si vedano:
W.K. KELLOG FOUNDATION (1998), Evaluation Handbook, Battle Creek, Michigan
W.K. KELLOG FOUNDATION (2004), Logic Model Development Guide, Battle Creek, Michigan

[5] Fra i tantissimi manuali di finanza aziendale, si consigliano due pregevoli manuali in Italiano:
TARDIVO, G., SCHIESARI, R., MIGLIETTA, N. (2010), Finanza aziendale, ISEDI, Torino
DALLOCCHIO, M., SALVI, A. (2011), Finanza aziendale 1. Finanza ordinaria, EGEA, Milano
[6] Si vedano: BAGARANI, M. (2005), “Un confronto tra scelte di politica economica regionale alla luce della riforma dei fondi strutturali. L’esperienza italiana nel 2000-2006”, Scienze Regionali, Vol. 4, N. 3
BAGARANI, M., BONETTI, A. (2005), Politiche regionali e Fondi Strutturali. Programmare nel sistema di governo della UE, Ed. Rubbettino, Soveria Mannelli (CZ)

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